Luigia. Queste non sono dimande da farsi a noi.
Teresa. Sarebbe un'offesa. Noi lavoriamo sempre di genio.
Luigia. Ce ne vuole per essere un'altra Milla!
Sofia. Eh! lo so, per contentare voialtre....
Angiol. E poi la prima cosa dev'essere la chicca.
Milla. Come, come? I' ho a sentire anche questa? Deo grazia, bambine.
Così dicendo, la Milla (udite l'ultime parole dell'Angiolina) apre la porta, ed entra. Le giovinette, sorprese ed allegre, esclamano:
«Eccola, Eccola! Viva la nostra Milla!» Poi corrono ad incontrarla. L'Angiolina si mostra un po' compunta, e meno sollecita; ma a lei, prima che alle altre, la Milla si volge sorridendo, e le dice:
Milla. Non le vo' più sentire queste cose, Angiolina mia. Non conviene mostrarsi ghiotta, nè anche per ischerzo. E poi, un bravo signore m'ha detto che i dolci fanno male ai bambini; e so che la mamma pensa come lui; e hanno ragione. Oh! non voglio far cose di danno a te e di dispiacere a tua madre. Ho per voi tutte un racconto, che ve ne grillerà 'l core. Andiamo andiamo (va nel suo seggiolone); a sedere tutte: e prendete i vostri compiti. Il babbo e la mamma son fuori eh? Ed io farò da babbo e da mamma, se Dio m'aiti.
Sofia. Brava, brava! Siamo tutte contente quando vieni da noi.