Ognuno può immaginarsi le riflessioni del giovin conte. I compagni dei suoi piaceri, gli amici di nome, i personaggi che si davano l'aria di proteggerlo, tutti zitti, tutti lontani dalla sua carcere, quasichè si vergognassero d'aver che fare col giovane scapestrato e messo in arresto per debiti. — Io sono uno scapestrato, è vero; ma prima di venir qui, sebbene conoscessero i miei portamenti e sapessero tutto, pure mi facevano buon viso e m'invitavano alle loro conversazioni e alle loro feste. La maggior parte di questi debiti gli ho fatti per uniformarmi ai costumi della società elegante, per fare onore alle persone che m'invitavano. Ora che sotto la veste del cavaliere v'è il tribolato, ora mi lasciano in balìa dei miei creditori, a sopportare la pena dei miei traviamenti. Ora non son più il giovine allegro al quale si possono condonare le imprudenze giovanili; ora che senza l'aiuto di mio padre non posso riscattarmi dalla prigione, io sono il libertino che merita gastigo e abbandono e disprezzo! Oh! se avessi voluto prevenire, come tanti hanno fatto, con qualche strattagemma la vigilanza dei creditori, e vilmente nascondermi, e perfidamente tradirli, io sarei, a giudizio di costoro, un giovine accorto; e la mia colpevole azione passerebbe per un tratto di spirito! Intanto quest'uomo, un bracciante, un vecchio padre di famiglia, colui che tante volte s'è inchinato a calzarmi, che forse ha dovuto sopportare in silenzio qualche mio atto d'impazienza, qualche umiliazione, egli primo, egli solo vien frettoloso a soccorrermi; invece di giudicarmi con quel rigore che dovrebbe, mi dimostra rispetto, e mi palesa una tenera affezione, alla quale, senza la mia disgrazia, non avrei mai pensato; e forse immaginandola allora, non avrei degnato dì curarmene! L'orgoglio della nascita mette fra noi una distanza immaginaria.... Oh! la vi è pur troppo una distanza, ma non quella che i pari miei si figurano. La virtù dell'uomo onesto lo fa essere di gran lunga superiore allo sfaccendato presuntuoso, che invece di farsi da lui servire, appena meriterebbe d'averlo per compagno! Ma ecco l'amore che ci agguaglia tutti, che non prende per sua misura la nobiltà della nascita o la copia degli averi, ma solamente le disgrazie.
Pochi minuti dopo la partenza del calzolaio, il Fantoni fu distolto da questi pensieri, perchè il custode gli consegnò una lettera recatagli allora da un giovinetto. L'aperse con impazienza, ed era di mano del medesimo calzolaio, che in termini rozzi ma più risoluti, più affettuosi e più liberi, gli ripeteva l'offerta, mostrandosi afflitto dal dubbio che la non fosse stata creduta sincera, e dichiarando meglio la necessità e la convenienza d'accettarla. Ma Giovanni gli mandò subito questa risposta: — «Ho ricevuto il vostro biglietto; ed il mio cuore sente tutto il prezzo dell'offerta che voi mi fate. Non è che un mese che mi servo di voi; appena mi conoscete, e mi offerite per sollevarmi dalle mie disgrazie tutto quello che possedete! Uomo onesto e sensibile, degno di uno stato migliore, avvilito da tanti che non hanno il vostro cuore ed i vostri sentimenti, non crediate giammai che io sia per profittare della vostra generosità: non turberò mai a prezzo di qualunque disgusto la tranquilla mediocrità del vostro povero stato. Se il Cielo vorrà di nuovo concedermi che io possa darvi una prova della mia gratitudine, vi avvedrete se il mio cuore doveva conoscere il vostro, e se meritava un affronto da chi forse aveva più diritto di voi di conoscerlo, e di risparmiarne l'onorata sensibilità. Tra la folla di coloro che cessarono con la mia disgrazia di essermi amici, vi scelgo per amico e fedele. Voi mi consolerete, voi mi darete dei semplici e sinceri consigli, voi sarete a parte dei miei pensieri. Mi vergogno di aver creduto miei amici certi insetti titolati che s'imbrattano nel fango mentre nuotano nell'oro; non di essere di un povero ma onesto e sensibile artigiano.
«Li 11 Febbraio 1779.
«L'aff. Amico
«Giovanni Fantoni.»
Il calzolaio tornò di poi a sollevarlo nel suo ritiro, «dove» scriveva lo stesso Fantoni a un suo amico lontano «non è passato giorno ch'ei non sia venuto a trovarmi, o, vietandoglielo i suoi interessi, non mi abbia scritto; nelle sue lettere si conosce un uomo franco e sensibile, e la rozza semplicità del suo stile si rende rispettabile per la nobiltà dei suoi sentimenti.»
Peccato che non si sia potuto ritrovar memoria anche delle lettere del calzolaio! Ma la sua amicizia col Fantoni fu durevole, e il tratto di virtuosa generosità per cui lo conobbe dovè molto giovargli in tutto il rimanente della sua vita.
XII. La mala prevenzione.
Chi è che non sappia quanto sia vaga e magnifica la veduta di Firenze e della sua valle dal poggio di Fiesole? I forestieri la celebrano con enfasi: e i Fiorentini non si saziano di goderne, perchè invero le bellezze create dalla natura non possono, ad animi gentili e nati a sentirle, divenir mai per abitudine indifferenti.