— Pensa che tu dovresti far coraggio a lei! — aggiungeva il Priore nel trattenerlo.

— Sì; lo farò; non dubiti....

— Or bene; andiamo da tua madre!.... —

E sostenendolo, o piuttosto raffrenando la sua impazienza, lo condusse nella stanza accanto, dov’era la Carolina con Pippo e col medico. La madre gli corse incontro, e si abbracciarono e si baciarono senza poter proferire altre parole che, mio figliuolo! mia madre! Poi le loro lagrime scorsero lungo tempo in silenzio, nell’estasi d’un piacere soprumano. La Carolina ebbe infine bisogno di abbandonarsi sopra una sedia, e l’assistenza del medico non fu inutile; Nanni si resse, andò a gettarsi nelle braccia di Pippo che lo aspettava impaziente, e che dopo averlo stretto al suo seno con tutto l’impeto dell’amore fraterno: «Eccoti,» esclamò additando la madre, «eccoti dunque il regalo di nozze ch’io t’ho promesso.»

Nè meno smaniosi di rallegrarsi di così fausto avvenimento erano, come potete figurarvi, tutti gli altri, in specie la Maddalena, che fu chiamata la prima ad assistere la Carolina. Questa era assisa nel mezzo ai suoi figliuoli, tornata in sè, tenendo strette nelle sue le mani di Nanni; e Pippo al sopraggiungere della fanciulla, subito le cedè il suo posto.

Io non vi starò a dire i nuovi trasporti di giubbilo per tante consolazioni ad un tempo. Quella, che ormai, se ne togliete il Parroco e il Medico rimasti da parte a godere di così tenera vista, poteva considerarsi tutta una famiglia, passò in gran festa la intera giornata. Il parroco e il Medico doverono rimanere con loro fino alla sera, quando la Carolina e Pippo si separarono dagli altri per tornare a inebriarsi nei giorni successivi, di più riposati ma non meno soavi godimenti.

Qui potrei metter fine al racconto con la descrizione delle nozze di Nanni e della Maddalena fatte pochi mesi dipoi, e senza dubbio furono liete e commoventi: ma io voglio lasciare questa cura alla vostra immaginazione, e dirvi piuttosto che la riuscita di quel matrimonio fu ottima; sebbene anche di ciò possiate da voi medesimi agevolmente persuadervi, riflettendo che gli sposi erano bene accoppiati, e che tutta la parentela era composta di persone di garbo.

Dirò nondimeno qualche altra cosa dei fatti loro, senza tema di essere indiscreto, perchè mi pare che confermino la buona opinione che ormai possiamo averne. Nanni, benchè ritrovato avesse una madre cittadina, e un fratello pittore paesista di molto merito, il quale co’ suoi guadagni poteva ormai vivere e mantenere agiatamente la madre, non lasciò peraltro la sua onorata arte d’agricoltore, nè si separò dalla famiglia, che lo aveva con tanto amore raccolto da giovinetto e salvato chi sa da quali pericoli! Bensì divenne agricoltore possidente, perchè sua madre coi cinquecento scudi redati dal merciajo, e Pippo col frutto dei suoi risparmi, comperarono alcune terre in vicinanza di quelle che erano lavorate da Andrea, e posero in assetto una casa ove la Carolina andò a passare lietamente la sua vecchiaja in compagnia del figliuolo ricuperato, di quell’angiolo della sua nuora, e di una bella corona di nipotini, che con grande consolazione si vide crescere attorno. Pippo si godeva i domestici affetti passando spesso dalia città alla campagna, lavorando per tutto, viaggiando, facendo quadri da valente paesista, e rammentando con la maestria nel dipingere, con la viva copia della bella natura, con la scelta sapiente dei luoghi e delle gesta da ritrarre, le glorie e le sventure della patria, e col generoso intendimento di risvegliare magnanimi sensi ed emulazione di egregi e forti fatti, in un’età e in un popolo come ripeteva Nicodemo, che di questi ricordi hanno dovizia e pur sempre tanto bisogno.

Nè la Carolina nè Pippo dimenticarono mai la buona Clarice, che tuttavia sosteneva con lieta e veramente eroica rassegnazione la sua infermità e le tribolazioni crescenti per la vecchiaja, tra le quali a ottantacinque anni, la perdita della vista. Allora sì che le divenne opportuno il soccorso di coloro che migliorando stato, seppero essere riconoscenti verso una donna, la quale sebbene fosse povera gli aveva assistiti e consolati tante volte! Eppure benchè cieca, benchè d’ottantacinque anni, e debole e inferma, io l’ho veduta lavorare al tasto con la tanta pratica che aveva del suo mestiere; io l’ho udita benedire con lagrime di tenera riconoscenza l’ajuto offertole dai suoi pochi amici, attribuendolo tutto alla loro carità e alla mano della Provvidenza, non ai meriti che avesse potuto acquistare con le sue buone azioni verso di essi e di molte altre persone, alle quali era stata utile in varj modi.

Pippo narrò a Nicodemo le felicità di sua madre, le sue e quelle di Nanni. L’afflitto valentuomo le udì volentieri, ne fu commosso, se ne rallegrò con sincero affetto verso di loro; pure non potè fare a meno di dire in segreto; — Ma io non riavrò una sorella, nè potrò vendicarla! Ah! che cosa dico vendicar lei? La mia patria, la mia sventurata patria!