Con la patria nel petto a far più grande

D’essa il nome, ed il suo....

Fatto sta che il misero animaluccio, stordito dagli urli, spaventato dai suoi persecutori, che per affetto sviscerato lo volevano rimprigionare, alla fine tentò un volo più ardito, ma non lo resse, e precipitò sulla folla, allora cento mani si contesero il protetto amico della libertà; ma l’infelice pagò troppo cara la protezione, perchè morì soffocato da chi avea tanto zelo per la sua salvezza. Intanto i suoi tiranni rimasero sul tetto, delusi e segno alle beffe ed alle fischiate della marmaglia; ed o fosse l’impeto dello sdegno, o la fretta di rifugiarsi nell’abbaìno, venne giù un tegolo smosso, e spaccò la testa a un ragazzo. Allora un prorompere in osceni improperj, e uno schiamazzare più strepitoso che mai, finchè non scaturirono dalle vicine botteghe due o tre uomini armati di bastone o di nerbo a dar la caccia ai monelli, tempestando bòtte alla cieca e facendo piazza pulita in un attimo. Il corpo dell’estinto ebbe tosto sepoltura nel ventre d’un gatto.

Tutto ciò poteva dirsi un’inezia, se non fossero stati gli strapazzi patiti dal canarino prima di morire, e le dolorose conseguenze che derivarono dalla curiosità di chi accorse a vedere e ad accrescere lo scompiglio. Non dirò le inimicizie e le contese dei padroni del canarino col vicinato: non i lividi, le paure e i pianti dei bambini lasciati soli e ruzzolati a terra dal letto, non le prede dei gatti rimasti padroni delle cucine.... Le grida disperate che uscivano da una casa della strada contigua mi spinsero ad entrarvi con gli altri: «M’è affogato il figliuolo! Ajuto! Oh Vergine! urlava una donna spenzolandosi al pozzo, e strappandosi i capelli; e la gente affollata, sbigottita, non sapeva che cosa farsi; quand’ecco un giovine, ratto come il baleno, aprirsi la via, ghermire la fune, annodarla che non scorresse e calarsi nel pozzo; e un uomo accorrere con una scala, e in men che il dico ricomparire salendo per essa il giovine coraggioso con in braccio un bambino di forse quattro anni. Non dava segno di vita; e la madre, più forsennata di prima, a stringerlo al seno, a baciarlo, a brancicarlo piangendo. Ma l’uomo cavatoglielo dalle mani: — Potrebbe darsi che non fosse morto, — diceva — aspettate; — e presolo pei piedi lo capovolgeva per fargli vomitar l’acqua secondo il comune errore. Allora mi feci avanti, e: — Se v’è speranza di salvarlo, — esclamai — per carità non fate così. Via subito a chiamare un medico; — e il giovane a corsa pel medico. E intanto feci stendere supino il fanciullo sul letto, e scaldare quanti panni si poteva..., e pregai che la folla facesse posto. Per buona sorte un medico era vicino, e tosto venne.

Postosi attorno al fanciullo, bisognò respingere a forza i curiosi, altrimenti non avrebbe avuto campo di fare il suo ufficio. È una crudele stoltezza affollarsi attorno un disgraziato per vedere, senza dare ajuto, facendogli respirare un’aria cattiva e impacciando coloro che lo assistono. Io trassi in disparte la madre per frenare le sue smanie e la sua impazienza, e intanto udiva il cinguettìo delle donnicciuole: — Già non concluderanno nulla.... Pretendono di resuscitare un morto.

— Le sono minchionerie; tempo perso!

— È tanto bracona quella benedetta Geltrude, che si lascierebbe bruciare la casa per andar dietro a’ fatti degli altri.

— Dacchè il suo marito sta con l’Ebreo ha la sperpetua in casa. —

Come se il servire onestamente, e senza rinnegare la fede, un Turco o un Ebreo, fosse peccato!...

Dopo due ore di tentativi e di cure, dopo una buona cavata di sangue ed altre opportune cautele, l’abile medico con grande maraviglia di tutti e con indicibile consolazione della madre, aveva richiamato in vita il fanciullo. Esaminando allora in che modo e’ fosse caduto nel pozzo, fu visto ch’ei doveva essere salito da una seggiola sopra la madia, posta con poco senno presso la finestra del pozzo, e che questa finestra era stata scapatamente lasciata aperta dalla madre per accorrere fuori; il bambino, o volesse guardare il fondo, o baloccarsi con la fune, s’era spenzolato tanto da precipitare laggiù. Fortuna che la cucina era a terreno, e il pozzo poco profondo! La madre incolpandosi, giurando di non lasciar più solo il figliuolo, di chiudere sempre il pozzo, e tuttavia piangendo dirottamente, ringraziava Dio, il medico e il giovine, il quale, senza curarsi di ringraziamenti o di lodi, già se n’era andato pel fatto suo. Aveva una buona fisonomia tutta serenità e schiettezza, le vesti da bracciante[254] ma pulite, gli sguardi pieni di fuoco; ed era intrepido e risoluto negli atti. Seppi che faceva il trombaio; e tutti lo tenevano per giovine onesto, laborioso, abile e di buon cuore.