I GIUOCATORI

V’era la folla a leggere l’estrazione di Roma. Anch’io mi fermai; nessuno degli affollati, uomini o donne, era lieto: chi si grattava il capo, imprecando alla fortuna o al libro de’ sogni; chi si rammaricava di non aver saputo levare i numeri; chi era disperato per aver impegnato senza costrutto ogni cosa; e i mariti se ne tornavano a casa a sfogare la loro collera contro le povere mogli. Grande schiamazzo faceva un pollajuolo per aver avuto due numeri accanto: — O va’ a riscoterli! — dicevano gli altri beffandolo. Egli impermalito rispondeva con oscene parole, senza curarsi delle fanciulle e dei ragazzi che udivano. Due donne erano per accapigliarsi, sostenendo l’una d’aver fatto la giocata a mezzo con l’altra, e richiedendo in conseguenza la metà della messa;[262] ma sarebbe stata capace di negare la metà della vincita, se la fortuna le avesse assistite. Una pinzochera battipetto narrava i suoi sogni, le diverse spiegazioni di essi, citava le cabale, portava le ragioni del non aver vinto nè ella nè la tale nè la tal’altra che avevano avuto i suoi numeri; e non era scoraggiata, ma si sdegnava della poca accortezza dei giocatori, delle malìe fattele per invidia, e dava consigli e avvertimenti per l’avvenire. Aveva un’udienza numerosa, e i balordi le davano ragione; ma non tutti. — Gracchia meno![263] — esclamava con acerbo rammarico una donna rovinata per averle dato retta. — Intanto il tuo marito è allo spedale e il figliuolo in prigione, precipitàti dal tuo poco giudizio.

— E non va mai a vederlo quel pover’uomo, — soggiunse un’altra. — Non v’è pericolo che la gli compri una beuta.[264] Tutti nel giuoco. Quando venne la Misericordia a pigliarlo, l’era nel botteghino.

— Io poi non mi lascio infinocchiare dalle sue frottole — riprese una che aveva l’aria di donna savia. — Il giuoco non mi gabba: non passo mai la lira...; raddoppio la posta quando c’è la Gogna,[265] e basta....

— E io — scappa fuori una serva — giuoco solamente quando qualcheduno ne fa delle belle. Mi sa mill’anni che segua una rissa, un rubamento o un incendio; allora soltanto ricavo i numeri. Ho visto che i più sicuri si ricavano sempre dal fuoco.

— Me la fareste dir bella, donne senza cuore e senza giudizio! — esclamò un ortolano che passava di lì col suo carretto. — C’è più conclusione negli orecchi del mio somaro, che in tutte le vostre zucche arruffate.

— Aspetta ch’io compri l’insalata da te, villanaccio! — rispose indispettita una donna.

— Non m’importa; tanto con chi giuoca non ho mai fatto un pasto buono. Arri là, Bartolo! che sta’ tu a fiutare? Non senti che è tutto puzzo di miseria? —

Intanto la pinzochera se n’andava dicendo: — Maria benedetta! è tardi.... Mi toccherà a perdere la messa; e a quest’ora il confessore se ne sarà andato.... — E così mischiando il giuoco e la religione, ella andava a profanare il tempio co’ voti colpevoli di un turpe vizio. Ecco dall’altra parte correre furiosamente un omaccione in maniche di camicia, scalzo, ansimante; aprire con impeto la folla, quasi ebbro di giubbilo, ma ritenuto ancora dall’incertezza; guardare, e sbirciare con ansietà l’estrazione; s’accosta di più, ma tremando; e poi fatto certo dell’inganno, si morde le labbra divenute bianche, si caccia disperatamente le mani entro i capelli, e imprecando con orribili grida, ritorna indietro.

— Madonna santa! — esclamarono le donne atterrite — or ora si butta in Arno!