— O che non possiamo mettere in serbo qualche soldo anche noi? Basta cominciare. Io, tu lo sai, ho il mio libretto della cassa di risparmio. Quel che avrei speso in merende, in sigari, in divertimenti, tutto lì; e ancora non son morto ch’i’ non diventi qualche cosa più di garzone. Per carità, Sandro mio, ti voglio bene, e vorrei....

— Po’ poi io non ho famiglia; posso scialare un altro poco.

— O io che l’ho? E poi quando si fa l’uso alla scioperatezza e all’ozio, è più difficile ravvedersi.... E’ viene lo scoraggiamento. —

Intanto un altro giovinotto fischiava a una casa, di dove ne uscivano due, e tutti insieme fermarono i calzolaj, facendo loro le feste. Il fischiatore zelante:

— Animo! — disse — figliuoli; oggi ci sono le corse degl’Inghilesi alle Cascine; bisogna andarci. Il ritocchino[261] lo pago io. Ho sempre un resticciòlo della vincita del terno. Gli hanno a andare tutti pel medesimo verso. Si deve stare allegramente. Venite, venite. — Il calzolajo svogliato, che era per cedere alle buone ragioni dell’amico giudizioso, non potè resistere a quest’invito. Due lo presero nel mezzo a braccetto, e all’amico non riuscì di trattenerlo. Anzi n’ebbe le beffe, perchè ricusò di seguirli; ma anche da lontano s’affaticava a dir loro:

— Date retta a me.... finitela questa storia.... Verrà il tempo che ve ne pentirete.... — Non gli badarono; e canterellando disoneste canzoni s’avviarono alle Cascine.

I Giuocatori.

Riflettendo passo passo alle triste conseguenze della scioperataggine a cui s’abbandonano il lunedì alcuni mestieranti della città, mi trovai di faccia ad una prenditoria di lotto.