Verso il mezzogiorno incominciò l’affluenza alla bettola, sebbene vi entrasse meno gente del solito, perchè essendo giorno di lunedì, molti dei suoi avventori erano per le osterie di campagna. Intanto dal terreno di una casuccia poco distante dalla bettola uscivano le dolorose querele d’una donna.

— Ecco qui, — diceva ella ad una sua vicina, che le aveva portato per carità una minestruccia fatta sull’acqua, — lui all’osteria, ed io a patire. Dio ve ne renda merito! Se non foste voi, oggi sarebbe stato digiuno rigoroso. Finchè non posso riportare quella po’ di seta non si mangia. Ma eh? che mariti! Hanno la casa aperta, e la moglie che gli aspetta: ma no! all’osteria per ispendere il doppio, e ubriacarsi, e non esser più buoni a lavorare nel resto della giornata. E per soprappiù anche il giuoco! Si comincia dal fiasco, e si finisce col perdere la camicia. Ma! è toccata a me questa tribolazione.... Benedetto il me’ cognato: guadagna poco! non potrà comperarsi la carne tutti i giorni; ma quel poco lo mangia con la moglie, sempre in pace, sempre di buon umore. E la Geppa? ha il marito che lavora fuori di porta; ma e’ torna a bella posta in Firenze per pigliare un boccone[267] con la famiglia. E l’osteria l’avrebbe accanto; ma che! una volta ch’è una volta non c’è entrato. Quelli son uomini! E senza debiti, e pieni di salute loro e i figliuoli; perchè lì non si trangugia pane e afflizione. —

La vicina, confortatala ad aver pazienza, andò via. Poco dopo sopraggiunse il figlioletto della sventurata; ed ella rasciugandosi una lagrima e composta a serenità la sua faccia, si pose a mangiare con lui la minestra. Quindi il fanciullo si provava a rodere un tozzo di pane scuro e risecchito; ma la madre, levandoglielo di mano, diceva: — Aspetta, bambino mio, è troppo duro cotesto. — E andò a cavare da un ripostiglio una fetta di pane bianco involtata in uno straccio di tovagliolo, e glielo dette senza pigliarne un boccone per sè. — Ma bada, sai? che il babbo non lo risappia. Povera me, se arrivasse a scoprire che ho da comperarti una libbra di pan bianco! Ah Cencio, Cencio! Quando mi facevi l’innamorato, a detta tua dovevo trovarmi a stare come una regina; non mi sarebbe mancato nulla; e sempre insieme.... E allora tu eri un giojello! Il primo sempre a andare a bottega; tutto pace, e buono come un angiolo.... Ora, dacchè tu pratichi tanti capitalacci, e bàzzichi le osterie e i biliardi, sei diventato un demonio. Carlino! tu piangi!.... che hai?

— Mamma, questo pane non lo posso buttar giù, se non ne mangiate anche voi. — La povera madre, rimproverandosi d’aver dato sfogo al suo dolore senza più ricordarsi che era presente il figliuolo, prese ad accarezzarlo e baciarlo, quando a un tratto fu scossa da uno scroscio di risa sgangherate. Il pane bianco scappò di mano al fanciullo, ed ella tutta sgomenta lo raccattò, corse a rimpiattarlo, e poi ricoverò il figliuolo tra le ginocchia. Ecco il marito in compagnia d’un altro sciagurato. Pareva che non potessero salire lo scalino dell’uscio; ma traballando passarono; e narrarono con risa scempiate, che il cammino dell’oste avea preso fuoco; polli e frittura, tutto sciupato dalla fuliggine; ma che essi a buon conto qualche cosa avevano in corpo, e che approfittandosi dello scompiglio erano venuti via senza pagare. Volevano godersi sotto la Fortezza[268] i denari non spesi all’osteria; e invitavano anche lei a fare scialo con essi alla barba dell’oste.

— O perchè non ajutarlo a spengere? — diss’ella.

— Cospetto! — rispose il marito, cadendo di scoppio a sedere sopra la panca — che bruci lui con tutti i libracci dove ha scritto il mio nome! Ci fa pagare l’osso del collo; e noi ci dobbiamo sbracciare per lui?

— O perchè ci andate? e lasciate le povere mogli a casa a patire?

— Chétati! — alzandosele contro furioso. — Ti conduco a far merenda sotto la Fortezza, e tu mi vieni fuora con questi discorsi?

— Per carità, — esclamò la sventurata buttandosegli a’ piedi — non fare strepito!

E il fanciullo piangendo stava tra mezzo, con le mani giunte verso quel padre spietato. Ma intanto l’amico, che non poteva più stare alle mosse lo tirò via con sè, e andarono barcollando sotto la Fortezza. La moglie rimase lì a piangere; e tanto ella che il figliuolo non poterono più accostarsi il pane alla bocca in tutto quel giorno.