— Eh lo so, poverina! non ha un momento di bene..., par tisica; lavora come un martire, e la sua padrona non è mai contenta; le fa fare e disfare le cose due o tre volte, e non ha riposo nè anche la notte. Poi.... Oh! povera Lisa!... la mi disse piangendo che l’aveva anche certi altri dispiaceri più grandi.... tanto grandi, da non potermeli raccontare. Nè io mi curo di sapere i fatti suoi quando non abbia modo d’ajutarla. Almeno, diceva potessi uscire! Ma no! e’ la tengono, si può dire, per forza.
— Che peccato! Lo vedi dunque? non ti lasciar mettere su da nessuno.
— Figuratevi! E se Beppe potesse immaginare che ho parlato con quella signora, e ch’ella mi fece quei discorsi, Dio guardi!
— Sì, sì, non ci va pensato.
— E non mi date più il dolore di dubitarne. Non vi lascerò mai; e se Beppe vorrà la mia mano, giacchè non ha nessuno, deve prima promettermi di star sempre con voi. Oh! lo farà dicerto. Intanto bisogna raccomandarsi a Dio che abbia il premio al concorso di meccanica, perchè il suo maestro di bottega gli ha promesso di crescergli il salario se ha questo premio.
— Oh! gli toccherà, ne son certa.
— Ma chi lo sa? diceva sospirando la giovinetta.
— E se non lo avesse quest’anno? pazienza! — riprese tosto la madre, confortandola. — A buon conto lavora bene, ha giudizio; e anche senza il premio, se il principale è giusto....
— Lo so; ma si potrebbe accorare e perdere d’animo....
— Eh via, non aver paura! Beppe non è più un ragazzo. Animo! canta un altro poco. — E la fanciulla, piena di fiducia, ricominciava a cantare: