— Mai!

Bene chidem![26] E per far meglio vo’ vi dovreste cavare gli occhi.

— I’ li terrò sempre bassi.

— E a vederne spuntare una da una cantonata....

— Io torno subito addietro.

— E se ce n’è una anche dietro?

— Allora poi....

— Fate una cosa: mettetevi l’ale per camminare tra’ nuvoli!... —

Ma se questo cicaleccio era insulso per le parole, non così per gli atti e gli sguardi e i sorrisi, pieni di spensierato abbandono nella Maria, e d’artifiziosa audacia nel giovine. La qual cosa avrebbe dato molto da pensare a maestro Cecco, o avrebbe subito fatto conoscere all’Anna quanto pericolo v’era che si fosse ingannata nel mentre che ella, inconsapevole di tutto, stava su a tessere e ad aspettare il suo damo. E questi, svagato al primo piano, incominciava a trovare insipida la conversazione di quelli del secondo. Un amore soave, tranquillo, verecondo, un conversare onestamente piacevole, assennato e condito dalle paterne ammonizioni dell’esperienza, andavano perdendo per lui ogni attrattiva. Egli avrebbe preso che l’Anna fosse stata più docile a certe dimostrazioni d’amore fatte a modo suo, ma che non andavano d’accordo con la ritenutezza della modestia. Un giorno, per esempio, e’ s’ebbe a male che la fanciulla avvezza a ricusare ogni più piccolo regaluccio, non volesse prendere neanche una bella camelia.

— A me piacciono più le rose, — diceva l’Anna — le camelie son belle, ma non sanno di nulla. —