— No davvero! Vi sarà tempo.

— Quest’è bella! I’ gli ho avuti; il lavoro lo fai tu; dunque son tuoi. Animo! E più qua, se t’avanzerà tempo, ce ne saranno dell’altre. Addio. — E se n’andò frettolosa, posando i quattrini sul pancone[111] del telajo, senza lasciarle il tempo di ringraziarla.

La Maria, rimasta sola, benedì quell’angiolo, benedì la Provvidenza che per sua mano le mandava lavoro e un guadagno propriamente opportuno; e poi si messe addosso il vestito di rigatino, prese in mano quel libricciòlo, e s’inginocchiò a piè del letto. Le parole, i conforti e i soccorsi dell’amica, il distacco da quelle vanità che l’avevano fatta traviare, e più che altro la contrizione di cuore, le fecero tanto bene, che le parve proprio d’esser rinata. Poco dopo l’Anna riscese con le camicie tagliate, e trovandola con quel vestito e col volto più sereno:

— Così va bene, — le disse — quando c’è il coraggio, c’è ogni cosa.... — In questo mentre sentiron gente che saliva le scale. Tutt’e due riconobbero il passo; l’Anna, senza turbarsi:

— Ti lascio, perchè ho da fare — e andò via; l’altra sospirando non ebbe ardire di trattenerla; fece due passi verso l’uscio, e si trovò Cintio a fronte.

— Che novità è ella questa? Così presto non t’aspettavo davvero!

— Chi è uscito di qui?

— Tu puoi figurartelo!

— E chi t’ha messo in capo di ripigliare il rigatino? Perchè venir fuori con quest’anticaglia?

— Così non l’avessi lasciato mai!