— È un libriccino.... — diceva l’Anna, — lo raccatterò io. —

E lo prese, e guardatolo bene, capì il motivo di quella temenza.

Michele, sui primi tempi che furono pigionali, lo aveva letto alle ragazze, ed era tanto piaciuto alla Maria, ch’esso glielo aveva regalato.

— Prendilo, è tuo; perchè non t’arrischi?

— Oh avess’io dato retta, — e si copriva il volto con le mani, — avess’io dato retta agli avvertimenti che sono in cotesto libro! Ma! gli andò in dimenticanza con quel vestito! Mi sta il dovere.

— Tu se’ sempre a tempo. Rileggilo; rileggiamolo insieme. E ricordati che ad ogni cosa c’è il su’ rimedio. Eccolo qui; i’ lo poso sul vestito: gli stanno bene assieme. Su quel che ho detto dianzi ci siamo intese. Il babbo penserà a tutto. Ora poi tu mi devi fare un servizio. Il mercante m’ha messo furia per la tela, e io avrei da cucir subito una mezza dozzina di camicie da donna. I’ non ho potuto dir di no. Figurati: e’ m’hanno fin dato i quattrini anticipati per obbligarmi a pigliarle. Tu non hai nulla in telajo, la mamma sta benino.... E poi, per queste non v’è tanta furia. Dunque intanto poss’io far capitale di te?

— Che discorsi! Ma i’ ho paura di non esser capace....

— Eh via! Che son le prime? Tu cuci veramente bene!

— Le saranno di suggezione....

— No; una cucitura liscia liscia.... Da donna, tu puoi considerare. Anzi le sono bell’e tagliate. Or ora te le porto giù. Eccoti intanto i quattrini della fattura.