— Da cosa nasce cosa, e il tempo la matura. E se tu mi parli di prudenza, i’ son con te: ma non mi fare lo spericolato; non cerco d’altro. —

Michele alzò gli occhi al cielo, sospirando e toccandosi il cuore, e andò in camera, perchè aveva bisogno di star solo. L’Anna si rallegrò tutta, perchè quello, secondo lei, era buon segno; e chi sa fin dove l’affettuosa immaginazione allora la trasportasse!

I loro animi erano rimasti in tale stato di speranze, quando maestro Cecco tornando a cena la sera dopo, restituì all’Anna una parte di que’ denari che aveva presi seco la mattina per pagar la pigione de’ due piani: — Non ce n’è più bisogno; tu li puoi rimettere insieme con gli altri già assegnati per rifarti il corredo. — I figliuoli rimasero stupefatti.

E Michele: — O come va la faccenda?

E l’Anna: — Forse che da un momento all’altro la Maria ha potuto pagarla da sè?

— Cintio ha disdetto la casa.

— Possibile! Si vede che ancora non sapeva nulla....

— Anzi, lo sapeva. L’ha disdetta stamani; ed ha avvisato il padron di casa che badasse bene di non pigliar quattrini da me.... E qualche altra cosetta poi.... ma.... non ci va badato. Il fatto è ch’i’ non ho potuto insistere.... Che cosa volete voi? Alla fine io non saprei costringere chi si sia a ricevere da me un servizio per forza. —

Questa notizia per l’Anna fu una saetta a secco. Michele con le mani incrociate sul petto la guardava in silenzio. E lei non potendo sostenere i suoi sguardi, quasi fossero un rimprovero per le parole del giorno innanzi:

— Quei quattrini — esclamò tutta contristata — non li ripiglio davvero! Fatene voi quel che volete; fatene un’elemosina. I’ non vo’ più pensare a corredo. La cena è pronta; v’aspetto di là. — E andò via, nascondendo il viso nel grembiule.