La fanciulla lo vide di profilo, ma tanto che le bastasse per avere un’idea delle sue fattezze; e tirarono di lungo senza fare altri discorsi. Intanto all’Anna quella fisonomia era andata a genio; e più che altro le faceva piacevole sensazione il riflettere che quel giovine stava lì al sizio in maniche di camicia e in grembiule tal quale come i suoi garzoni, mentre là, in quella sala, tra tanta gente di stocco portavano in palma di mano il suo nome, e additavano con bella compiacenza il premio meritato della medaglia d’oro. E’ le parve di vedergliela luccicare sul petto in mezzo alla fuliggine della fucina, ma nel tempo stesso la modestia del giovine le compariva molto più splendida della sua medaglia.

A desinare incominciarono a discorrere delle Belle Arti, e ritornando con la mente sulle cose vedute, arrivarono col discorso fino ai lavori del magnano premiato.

— Io lo conosco bene quel giovine, — diceva maestro Cecco — e sono amico di suo padre. Quello, vedi, sarebbe stato una buona occasione per te! Dicerto i’ non avrei il rimorso d’averti fatto incontrare tanto male alla prima.

— Voi? Che rimorso? Per carità, non dite questo. Anzi, vo’ avete sempre avuta l’intenzione di farmi felice. Se non ci siete riuscito per quel verso, la colpa non è vostra.

— Ma quella fissazione di non voler più marito, mi aveva fatto star male, sai? Ora mi rincoro, pensando alla tua promessa!

— Io son figliuola, e tanto basta. Nondimeno ci sarà tempo.

— E ci sia! Ma se ti capitasse un giovinotto come Nanni?

— I’ non la vo’ credere cosa tanto difficile, perchè de’ giovinotti per bene ce ne sono — e guardava Michele; — ma intanto, prima ch’e’ si presenti!...

— Ma, dico io, s’e’ si fosse presentato?

— I’ vi posso rispondere come dianzi.... E lui ha egli incontrato bene?