— Eccoli qui, — diceva un vecchio magnano al suo figliuolo, — eccoli qui i lavori di Nanni. Guarda che diligenza, guarda che lima! Spècchiati,[159] figliuolo mio. E anche lui è giovane, tu lo sai.

— E neanche gli pesa la fatica — rispose un altro; — i’ lo so io che l’ho visto lavorare.

— E che buon figliuolo che gli è! Già senz’essere buon figliuolo e buon cittadino le non si fanno le belle cose, veh? E’ ce lo mettono sott’occhio gli esempi di chi ordinò e di chi seppe costruire quella maestosa cupola, che si vede appena usciti fuori da questa strada.[160]

— Beato dunque il babbo del nostro Nanni!

— Già, buona pianta fa buon frutto; quando c’è la probità e la voglia di lavorare ogni cosa riesce bene.

— La medaglia d’oro? bravi! e’ se la merita davvero! Guardate che fior di lavoro! Si può egli vedere di meglio?

— Io gliel’avrei data solamente per il buon figliuolo che gli è!

— Felice la compagna che gli ha scelto o che gli sceglierà — diceva tra sè l’Anna, tutta intenerita da quelle lodi unanimi, e che si potevano dire pubbliche, e proferite da gente che non sa fingere, che sa ben valutare le qualità dell’artigiano onesto e del figliuolo virtuoso.

Uscendo dalle Belle Arti passarono dalla bottega di maestro Antonio; e maestro Cecco accennando da lontano alla figliuola un giovinotto che stava lì assiduo a lavorare:

— Guarda, gli è quel Nanni — le disse — che ha avuto il premio della medaglia d’oro. —