— Nondimeno — soggiungeva maestro Antonio — tu mi vien fuori col sarà; i’ voglio che tu mi dica gli è!
— Aspettiamo ch’e’ si conoscano! —
Nanni che di sulla bottega aveva visto suo padre abbracciare quel vecchio, s’appose al vero, e corse verso di loro, e li sorprese quando maestro Cecco proferiva queste parole; e subito:
— Intanto i’ la conosco! — esclamò; — i’ l’ho vista.
— Com’hai tu fatto?
— Maestro Cecco deve compatire un innamorato. Vo’ sapete che per un innamorato non vi sono nè usci nè finestre....
— Ma, dico io, — interrompeva maestro Antonio — questi non sono i patti!
— Oh non dubitate ch’io abbia commesso imprudenze! I’ ho detto così per dire. Del resto, in questi giorni la non doveva uscir mai di casa? E non bastava che il babbo m’avesse dato, non parendo suo fatto,[163] un’idea della vostra fisonomia? I’ sapevo che vo’ state di casa sul Prato; e domenica, così alla lontana.... Eh! quest’occhi tiran di molto sapete? Nulladimeno, vi chieggo scusa d’esser venuto qui all’improvviso; e se quando la vedrà me, i’ non avessi la fortuna d’incontrare, eccomi rassegnato senza pretendere di far violenza a nessuno.
— Sì, vo’ me la fate violenza, giovinotto mio, vo’ me la fate, e l’ho caro. Nonostante vi piglio in parola quanto alla rassegnazione, perchè, figliuolo, le combinazioni son tante, che non è mai male abbondare di cautela. Ma che cosa volete? ora come ora, la mi parrebbe crudeltà a non dirvi che la v’ha un po’ visto anche lei...:
— Davvero?