— Non lo dire. Quel giorno, e ormai secondo me gli è venuto, quel giorno ch’i’ ti vedrò con uno sposo a modo, tutte le mie malinconie saranno finite. Credilo! il Cielo m’ha dato molto, quando m’ha dato una sorella come te! — E veramente nel dirle queste parole e’ mostrava un giubbilo che l’Anna non aveva più visto in lui da molto tempo. Quello solo sarebbe bastato per darle animo a seguire la volontà del padre e gl’impulsi del cuore. Dormendo le comparve in sogno la madre, non più come altre volte in sembianza di vecchia; ma pareva che la fosse della medesima età della figliuola, e vestita da nozze, e tutta ridente di letizia di Paradiso. L’augurio era buono, e v’assicuro io che allo svegliarsi la non l’aveva dimenticato.

Maestro Cecco non volle più mettere tempo in mezzo, e trovò appunto per istrada il compagno che andava a bottega un po’ più tardi del figliuolo. — Che fa’ tu in questi mari?[161] — disse maestro Antonio; — se non è per venire da me, gira largo. A forza d’aspettare, or ora non ne posso più.

— Ma lasciami dire. Bisogna che tu sappia che questa volta, a dispetto della mia flemma, come tu la chiami, i’ son diventato più impaziente di te. Sì signore, i’ non ho potuto stare alle mosse quant’i’ volevo.

— Dunque la conclusione? Sbrighiamoci!

— Una volta entrato su questo particolare, la fu finita; bisognò andare fino in fondo. E’ mi pareva d’esser diventato un altro maestro Antonio.

— Ma tu mi fai struggere. Io vo’ sapere la conclusione, t’ho detto.

— E ancora tu non hai indovinato?

— Che storia! I’ non la posso indovinare altro che a un modo.

— E sarà quello.

— Sonate campane![162] — E i due vecchi brillando dal contento s’abbracciarono stretti stretti nel mezzo di strada, come se fossero stati in casa da solo a solo.