— Non aver paura; e’ mi parrebbe che ora si fosse trovato il modo di rintopparci[164] più spesso! I’ ti darò la figliuola, ma i’ voglio esser sempre su’ padre, hai tu capito?

— Che discorsi! sempre insieme!

— E lei, poveretta, se c’era una difficoltà, l’era quella di non potersi risolvere a lasciar soli noialtri.

— Ora pensiamo all’essenziale, e poi, non dubitare; i’ so io come va fatto. Un’altra cosa: i’ dico a voi, maestro Nanni: com’è egli possibile, che per riconoscermi v’abbiate avuto bisogno di contrassegni da vostro padre?

— Come sarebbe a dire?

— O che vi siete scordato di quella pescaja e di quel vecchio che era nella barca con vostro padre?

— Come! voi stesso?

— Sì, figliuolo; e io non lo dimentico, veh! E l’Anna l’ha saputo! Intanto vi basti questo, per non aver più nulla da temere! —

Maestro Cecco nel dir ciò si stringeva al petto la robusta mano del giovinotto, che a capo basso si lasciava condurre da lui verso bottega.

— Ma no, signori, — esclamò maestro Antonio pigliando a braccetto l’amico, e facendolo voltare all’improvviso con una stratta;[165] — e ora dov’andate voi? A casa subito! Vi par egli ch’io voglia aspettare un minuto a dar questa consolazione alla mia donna? E tu gliel’hai a dire con la tua bocca! Gnorsì, con la tua flemma tu gli hai a dir subito: «I’ sono il sòcero di Nanni,» e anche di sul pianerottolo, prima di salir su! E alza la voce, perchè povera vecchiuccia, l’ha ingrossato un po’ il timpano. — E così gongolando di contentezza, tra le espansioni di cuore e le facezie, fece allestire il passo a maestro Cecco, il quale da molti anni non aveva più fatto una marcia forzata come quella. Se la Maddalena fu lieta a sentirsi dire che maestro Cecco era suocero del suo Nanni, pensatelo voi!