— Mandalo all’Accademia. Se ha genio pel disegno, all’Accademia ci anderà volentieri, e potrebbe fare buona riuscita e buoni guadagni. Alle volte si sono visti certi colpi di fortuna!... Come chi avesse ora una figliuola con buona voce per cantare, o buone gambe per ballare. Quattrini a palate! Benchè io ve’!.... Col rischio di vederla poi.... mi capite?... Non m’importerebbe delle ricchezze.... no davvero! Val più l’onestà e la pace che tutte le grandi lodi e i tesori di questo mondo.... E poi, anche le più fortunate vanno quasi sempre a finire malamente allo spedale.... Ma, quanto a Pippo sarebbe un altro par di maniche. Fa’ a modo mio, Giuseppe. — Intanto, aggiungeva tra sè l’amico, quel povero ragazzo sarà picchiato più di rado.

UNA MADRE

E Giuseppe, che di primo slancio approvava quell’idea, s’era messo taciturno a pensare. Poi riprese:

— All’Accademia non si spende, eh?

— Così è: non si spende.

— Tu m’hai dato un’idea che per ora non mi dispiace. — Poi, volgendosi al banco, e vedendo che il figliuolo, nel baloccarsi, aveva gettato non so che cosa per terra, gli corse addosso furiosamente, e incominciò a rampognarlo e a percuoterlo.

Il compagno, che altre volte s’era trovato a quelle brutte scene, e che reputava inutile, o aveva paura di prendere le difese del povero fanciullo, facendo una spallata, se la battè[183] pel fatto suo.

Non così la madre di Pippo, la quale, benchè sapesse d’esporsi al pericolo di tirare sopra di sè la collera del marito, appena ebbe udito quelle strida, scese lesta lesta una scaletta che metteva dalla casa nella bottega; e prima con le preghiere, poi con le mani tentò di trattenere le busse. Non bastava; e allora s’interpose a forza con la persona. E Giuseppe preso da maggiore sdegno, proseguiva a scagliar colpi alla cieca, e ferì la meschina in un sopracciglio, sicchè il sangue che ne spillò subito scorse con le lagrime a rigarle la gota. Essa, coprendo il viso con una mano e chinandosi perchè il marito non vedesse il male che le avea fatto, si contentò d’esclamare con voce commovente e sommessa: — Basta! — e trascinò seco su per la scaletta il figliuolo, che vedendosi ricoverato nelle materne braccia, cessò di piangere. Giuseppe, o che fosse rimasto un po’ intenerito da quella parola supplichevole della moglie, o che non volesse lasciar sola la bottega, rimase appoggiato al banco, chinando il capo, e mostrando col mordersi le labbra tumide e bavose, con aggrottare le ciglia nerissime e folte, e con stringere i pugni e arrotar fra loro le nòcca, una interna violentissima commozione, che poteva prendersi o per acuto rimorso o per avanzo di collera a dispetto suo non sfogata. In quel punto entrò in bottega, a muso basso con la coda tra le gambe e rasentando la soglia, il cane ch’ei teneva per guardia: una povera bestia smunta, allampanata[184], che alle mani di cotal padrone sarebbe già morta di fame, se la moglie non aggiungeva furtivamente qualche cosa ai magri pasti fatti dei rimasugli d’una mensa troppo frugale, o se altro non rinveniva da sè fiutando le spazzature ammonticchiate nei vicoli.