E il volto che nel petto amor mi pinse,
Lì dentro è casso, e senza affanni or godo.
Ringrazio il cielo, il qual m'ha liberato
Dalla cieca prigion, piena d'orrore,
Dove gran tempo vissi disperato.
E quando a sè pur mi rivolgi amore,
Me leghi a un cuor che sia fedele e grato,
Ch'io servirò per fino all'ultim'ore».
L'altro sonetto seguente parmi assai leggiadro, e ci fa vedere che l'allegria e la sociabilità erano conosciute da que' nostri antenati. Anco un'altra osservazione sul costume ci si presenta; ed è che, usando allora le gentildonne abiti pesantissimi di broccato, non potevano altrimenti ballare vivacemente come ora si costuma; ma unicamente potevano moversi con graziosa lentezza, modice et venuste, siccome nel capitolo precedente vedemmo[293]: perciò Gaspare Visconti nel seguente sonetto, fra i pregi delle ballerine, annovera il mover lenti lenti i piedi. Ecco il sonetto:
«Io vidi belle, adorne e gentil dame