[50]. Vita di Giotto, tom. I, pag. 95.
[51]. Ivi, pag. 46.
[52]. Lomazzi, Arte della pittura, pag. 35.
[53]. Giulini, tom. X, pag. 332.
[54]. Gio. Villani, lib. XII, cap. 37.
[55]. Giulini, tom. X, pag. 410.
[56]. All'anno 1348.
[57]. Aveva la predetta signora Elisabetta, di lui moglie, fatto voto di visitare la chiesa di San Marco in Venezia, come essa diceva. Al quale viaggio acconsentì il signor Luchino. E, fatta una comitiva di molti grandi dell'uno e dell'altro sesso, si pose in cammino, e come una imperatrice, e con grandissime spese e corte bandita, fu ricevuta dal signor Mastino in Verona. E compiè il suo viaggio, e si narra che anche la sua volontà compiesse intorno a carnale congiungimento, e le altre di lei compagne delle primarie della Lombardia fecero la cosa stessa. Per questo nacquero di molti scandali. Ma perchè l'amore e la tosse non si possono nascondere, nè tanto è occulta alcuna cosa che non si riveli, tornata essendo la medesima, il signor Luchino seppe ed udì quello che avvenuto era. Pure, siccome sapiente, pensò a dare le disposizioni per la vendetta. E perchè disse un giorno, che in breve era per fare in Milano la giustizia più grande che mai fatta avesse, con bellissimo rogo, la predetta di lui moglie ben si avvide che essa era l'oggetto di quella giustizia. Essa altronde, che ben conosceva il commesso delitto con tale persona, scusare non potevasi delle cose predette, siccome altra volta erasi scusata. In qual modo andasse quella faccenda si ignora, nè viene agli scritti confidato. Ma il signor Luchino non potè compiere quella vendetta per essere egli stesso mancato di vita.
[58]. Petri Azarii, Notarii Novariensis, Syncroni author. Chronicon... Mediolani, 1771, pag 93.
[59].