[167]. A coloro che veramente saranno penitenti e che fatta avranno la loro confessione.
[168]. Giulini, tom. XI, pag. 651.
[169]. Libero e mondo sia tanto dalla colpa, quanto dalla pena.
[170]. Mendacemente simulano queste facoltà non vere da essi pretese, mentre ancora per picciolissima somma di danaro (per servirci delle loro parole) non già i penitenti, ma coloro che il velo di una mentita assoluzione studiansi di apporre con trista coscienza alla loro iniquità, ed egualmente assolvono dagli atroci delitti senza alcuna vera contrizione, e non precedendo alcuna debita forma, o condonano le cose mal tolte, certe ed incerte, non esigendo (il che assurdissimo fu in tutti i secoli) alcuna previa soddisfazione.
[171]. Raynald., ad ann. 1390, num. I.
[172]. Roberto di Baviera, per la grazia di Dio re dei Romani e conte Palatino del Reno. A te, Giovanni Galeazzo, milite milanese, comandiamo in via di precetto, che tu debba restituire e riconsegnare a noi, cui spetta il governo dell'Imperio, per elezione canonicamente fatta nella persona nostra in imperatore dagli elettori dell'Imperio, tutte le città, i castelli, le terre e i luoghi appartenenti al Romano imperio ed alla nostra giurisdizione, che indebitamente occupati ritieni nell'Italia; altrmente ti diffidiamo come invasore delle terre e della giurisdizione del sacro Imperio, e nostro nemico e ribelle.
[173]. A te, Roberto di Baviera, noi Giovanni Galeazzo Visconte, per la grazia di Dio, e del serenissimo signor Venceslao re dei Romani e di Boemia, duca di Milano, ec., e conto di Pavia e delle Virtù, colle presenti rispondiamo che qualunque città, castello, terra o luogo possediamo in Italia, lo riteniamo e lo possediamo per autorità del prefato serenissimo signor Venceslao re dei Romani, e canonicamente investito del governo del sacro Imperio, e tutti quei luoghi intendiamo certamente difendere contra di te, invasore dell'Imperio, e manifesto nemico del predetto signor Venceslao e di noi, e te, manifesto nemico dello stesso Imperio e del signor re Venceslao e nostro, diffidiamo, se mai tu presumesti di invadere il nostro territorio.
[174]. Corio, all'anno 1401.
[175]. Tom. XII, pag. 54.
[176]. Briani, Storia d'Italia, tom. II, pag. 475, ediz. Venet. 1623. — Morigia, Storia dell'antichità di Milano, pag. 644, ediz. Venet. 1392.