Parva sed est aetas, lucis nova limina nuper
Attigit, et coelum trepido suspexit ocello;
Aetati, non fortunae, munuscula dantur
Apta suae, ludet, nitido mulcente metallo;
Spernet idem ex alto fuerit dum plenior aetas,
Et rutilam terre faecem sciet esse profundae.
At fortasse sibi tunc carmina nostra placebunt;
Perleget, et secum, sacro dum fonte levabar.
Tanto humilem excelsus genitor dignatus honore est[71].
Probabilmente Petrarca (che non poteva stare in Firenze, sua cara patria, immersa nelle fazioni), disingannato dai viaggi fatti nella Francia e nella Germania, non avrebbe mai più abbandonato il nostro paese, dove vivea ammirato da ognuno e distintamente onorato dai sovrani, e dove aveva stabilmente collocata la figlia, e creatasi una famiglia per adozione, se il disastro spietatissimo della pestilenza, che desolò Milano, non lo avesse costretto a rifugiarsi altrove.[72] Mediolanum, urbem Ligurum caput et metropolim, dice egli, usque ad invidiam hactenus horum nesciam laborum, et coeli salubritate, et clementia, et populi frequentia gloriantem, sexagesimus primus annus et vacuam fecit et squallidam[73]. Galeazzo II molto si regolò col consiglio del Petrarca e nel formare la biblioteca, che radunò in Pavia, e nel piantarvi gli studi dell'Università. È celebre la distinzione che gli venne fatta in Milano, quando, nella pompa delle nozze di Violanta Visconti, Galeazzo II volle che Petrarca sedesse commensale, insieme collo sposo Lionetto, figlio di Edoardo III re d'Inghilterra.