[233]. Il citato Simonetta, lib. I, col. 187, dice: Quo nuntio Franciscus gravissime affectus, dolorem immensum per summam constantiam supprimit, seque a lachrymis singultibusque continet. Sed quod maxime expediebat, suos a pugna, rejectis hostibus, revocat. (Dal quale avviso gravemente afflitto Francesco, con somma costanza l'immenso dolore comprime, e dalle lagrime e dai singhiozzi si rattiene. Ma i suoi soldati, il che era la cosa più importante, respinti essendo i nemici dalla pugna richiama.)
[234]. Di quei disordini così parla il Decembrio: — [235]Interea Mediolanenses varie inter se fluctuabant. Quidam, victoria elati, Franciscum ad astra praecipuis laudibus ferebant; alii verbis dumtaxat libertatem praedicabant, veram impense onus curamque detrectabant. Erant quibus servitus libertate potior videretur esse... Quibus autem vivendi cum principe consuetudo inerat, quo in numero vir insignis Petrus Pusterla et alii fuere, Franciscum, veluti Philippi filium et afflictis rebus succurrere potentem, magnopere laudabant. E contra, quibus mercatorum familiaritas et usus aderat, quorum minima pars fuit, Venetos, ut divinos quosdam homines, praeponendos dictitabant. Nihil in medium consulebatur; sed, ut vulgo mos est, studia in contraria incerte scindebantur. Sic, confusis civium voluntatibus, plebs omnium ignorans, libertatis dumtaxat nomen sibi adsciverat, et nullo salubri consilio perducta, in optimum quemquam ferebatur, etc. — Rer. Italic. Script., tom. XX, column. 1040, cap. XXXV. Decemb. Vita Franc. Sfortiae.
[235]. Intanto i Milanesi variamente nei loro avvisi ondeggiavano. Alcuni, gonfi per la vittoria, con grandissime lodi Francesco agli astri sollevavano; altri con parole soltanto la libertà proclamavano, ma qualunque peso e cura avevano sommamente a schifo. Eranvi di quelli ai quali la servitù migliore sembrava della libertà... Coloro poi che consueti erano a vivere famigliarmente col principe, nel di cui numero erano l'insigne uomo Pietro Pusterla ed altri, Francesco grandemente esaltavano, siccome figliuolo di Filippo, ii solo che soccorso prestare potesse in mezzo al disordine delle cose pubbliche. All'incontro coloro che famigliare consuetudine ed uso avevano coi mercadanti, i quali formavano la minima parte, andavano dicendo che i Veneti, come uomini in qualche modo divini, preferire dovevansi. Non si trattavano gli affari in adunato consiglio, ma come à costume del volgo, incerti i cittadini dividevansi in partiti gli uni agli altri contrari. Per tal modo, confuse essendo la volontà dei cittadini, la plebe, che tutto ignorava, il nome solo della libertà adottato aveva e non guidata da alcun salutare consiglio, portavasi contro qualunque ottimo, ec.
[236]. Novariam, Parmam, Dertonam, Alexandriam, aliasque urbes ditioni suae subdit. — Decembr. Vita Franc. Sfortiae, Rer. Ital., tom. XX, column. 1041, cap. XXXVI.
(Alla sua giurisdizione assoggettò Novara, Parma, Tortona, Alessandria ed altre città).
[237]. Il proclama è il seguente — 1448 dies XVI novembris. (1448, il giorno XVI novembre.) — Li illustri signori capitanei et difensori de la libertà de la illustre ed excelsa comunità di Milano. Considerate le summe et excelse virtute, probitate et magnanimitate et firma constantia d'animo, la experimentata et inconcussa fede et la longa experentia de le cose bellice et mestiero de arme, et lo braxado amore et admirabile devotione che porta et ha portato et demonstrato con admirabile opere et experientia infinite a questa illustre et excelsa comunità de Milano lo illustre et magnifico messere Carlo da Conzaga cavallero et marchese etc. degnamente l'anno constituto deputato, et electo capitano del popolo de questa illustre città, e de la libertate nostra gloriosa, acciocchè possa provvedere et ordinare tutte quelle cose che siano a salute, tutela e conservazione del dicto populo et de la sancta libertà nostra. Il perchè si ha facta publica crida per parte de li prefacti signori capitani per notitia et mandamento a ciascheduno de quale grado, stato et conditione voglia se sia in la dicta città et borghi in li lochi consueti debia obedire a li commandamenti del prefacto messere Carlo in tutte quelle cose che concernano il bene, l'honore, conservazione, tutella et augumento de la dicta comunità de Milano, et libertà, sotto pena pecuniaria et personale usque ad ultimum suplitium inclusive (fino all'ultimo supplizio inclusivamente), secondo si contiene ne la lettera del dicto capitaneo ad esso messere Carlo concessa per li prefati signori, ed ulterius (ed ulteriormente), sotto pena all'arbitrio de li prefacti signori capitanei a chi contrafarà a questa soa crida et intenzione — Joannes de Meltio prior — Raphael — Cridata ad scalus palatii et per loca solita civitatis per Bertolium de Forlivio trombettam, die Jovis 14 novembris, sono tubarum et pifferorum praemisso. (Giovanni di Melzo priore — Raffaele — Promulgata alle scale del palazzo, e per i soliti luoghi della città, da Bertolio da Forlì, trombetta, il giorno di giovedì 14 di novembre, premesso il suono delle trombe e dei pifferi.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 151 nell'archivio della città.
[238]. In Milano le cose erano in cattivo stato. Non si può meglio conoscerle che dalle carte autentiche di quei tempi; e tale è la lettera di Giovanni Teruffino ai signori Rafaele e Barnaba Adorni, genovesi, che ritrovasi nell'archivio di città — Codice C, fogl. 69. — Essa così dice: Magnifici Majores honorandissimi. (Magnifici maggiori onorevolissimi.) — Quamvis altro di nuovo non me occorra, tamen acciò non vi maravigliate che niente scriva, scriverò poco da poi le altre lettere a voi scritte. Io non sono andato dalla excellentia del conte, tum perochè essa se lungo da qui, tum per la novitate de Francesco Piccinino occorse, ma avuto Maragnano, che spero con la gratia de Dio sera in fra pochi dì, delibero di andare a la excellentia sua, tam per lo compromesso de Zenovesi ad Galeotto, quam per altro, e sono certo che la disposizione sua sia eadem. Io desidero che si manda ad executione lo facto de Bosco, secundo che altra volta ne dicesti. Li facti di Milano breviter hanno questa conditione. Frumento ghe pochissimo et hanno vetato quelli signori che pane di frumento non se ne venda, perciocchè quello poco frumento lo quale gli è restato voleno per li soldati, ma non gli può bastare per dexe; di segale e di miglio hanno per tutto il mese che viene. Dapoi sette di che Francesco Piccinino e lo fratello andero a Milano non gli hanno dato dinari, eccetto che due mila ducati de molti promissi. Appropinquandosi apresso Milano la excellentia del conte come se bene, havuto Marliano, verosimile è che Milano non se tegnerà quindici dì per mancamento e de victuaglie, et de dinari, et de strame, e per infinita gente malcontenta. Dio governa la cosa in modo che questa nostra provincia habbia quiete. Bene valete — Dat. Papiae, die XXVIII aprilis 1449. — Vester famulus Teruffinus — a tergo: Magnificis Majoribus honorandis Domini Raphaeli et Barnabae Adornis et Petro Spinulae etc. (Dato in Pavia, il giorno XXVIII di aprile 1449. — Vostro servo Teruffino. Su la coperta: Ai magnifici maggiori onorevoli i signori Rafaele e Barnaba Adorni e Pietro Spinola, ec.)
[239]. Sei giorni prima che Milano accogliesse Francesco Sforza, Gaspare Vimercato uscissene dalla città con apparenza di volersi abboccare con Pandolfo Malatesta, comandante delle truppe di Venezia, e probabilmente concertò in vece la dedizione al conte. Il passaporto che gli consegnò trovasi nel codice C, foglio 135 tergo, nell'archivio di città, e dice:[240] Per illustres dominos Capitaneos et defensores libertatis Illustris et Excelsae Comunitatis Mediolani concessa est licentia strenuo Gaspari de Vimercato exeundi hanc Civitatem cum famulis suis ad numerum usque octo, suisque valixiis, bulgis, rebus et bonis, et hoc tute, libere et impune, omnique reali et personali impedimento prorsus amoto, dummodo se non conferat ad partes hostiles, et vadat ad illustrem dominum Sigismundum Pandulphum de Malatestis Ariminensem ac illustrissimi dominii Venetorum, etc. Capitaneum Generalem. Ambrosius Prior — Antonius, MCCCCL, die XX februarii.
[240]. Dagli illustri signori capitani e difensori della libertà della illustre ed eccelsa comunità di Milano viene conceduta licenza al valoroso Gasparo di Vimercato di uscire da questa città con i suoi domestici fino al numero di otto, e con sue valigie, bolge, cose e beni, e questo sicuramente, liberamente ed impunemente, rimosso qualunque impedimento reale e personale, purchè egli non si rechi alle parti dei nostri nemici, e vada dell'illustre signore Pandolfo dei Malatesta riminese, e capitano generale dell'illustrissimo dominio dei Veneti, ec. Ambrogio Priore. — Antonio, MCCCCL, il dì X febbraio.
[241]. 1449, die 27 mensis decembris. (1449, il dì 27 del mese di dicembre.) Al nome del Omnipotente et Eterno Dio et del gloriosissimo nostro patrone sancto Ambrosio deliberando li illustri signori capitanei et difensori della libertate che ciascuno quale metta la persona sua a pericolo per farne uno relevato servitio a tutta questa nostra patria, la quale è indegnamente afflicta da li nostri nemici, ne abbia merito e premio qual sia certo grande et honorevole, fanno noto a ciascuna persona di qualunque stato, grado et conditione se sia, che chi ammazzerà il perfido conte Francesco Sforza, overo ferirà mortalmente, guadagnerà ducati dece millia d'oro, e dece millia in possessione, quali instantemente gli serano numerati cotanti, et dati; et se quella persona sera rebelle o bandezata sarà cavata de ribellione et de bando, et restituiti il soy beni, et havere li dicti premii, et se quella persona sera squadrero o conductero de gente d'arme o di majore conditione, ultra li dicti premii, gli sera duplicata la conducta. Et sel serà soldato di menore conditione, ultra li dicti premii, gli sere duplicata la conducta ut supra. Et appresso a questo se la cadesse alcuno mandare ad executione alcuni de li sopradicti partiti et per quello venisse ad esser morto, serano dati li dicti premii a suoi filioli o a suoi heredi indubitatamente, li quali seranno sempre ben veduti et ben tractati da questa prefata comunitate. Et sel fosse persona alcuna quale dubitasse de conseguire li dicti premii, o venga, o manda uno suo fidato secretamente da li prefati signori capitanei, gli sera facta tal chiarezza et segurezza chel sera ben certo e securo de conseguire li dicti premii, rimossa ogni minima dubitazione — Petrus Prior — Cridata ad scalas palatii et super platea arenghi per Antonium de Arezio Tubetam, die sabbati 27 suprascripti mensis decembris, sono tubarum praemisso. (Pietro Priore. — Promulgata alle scale del palazzo, e sopra la piazza dell'arringa da Antonio di Arezzo trombetta, il giorno di sabbato 27 del soprascritto mese di dicembre, premesso il suono delle trombe.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 121, archivio civico.