1.º Ciascuno d'ora innanzi, giusta il confidatogli dipartimento, dovrà rilevare nei registri tutte le sovrane Normali e Risoluzioni, raccoglierle e leggerle con quello studio e con quella attenzione che basti per impossessarsi del vero e legittimo loro senso e degli oggetti a cui tendono.

2.º L'esperienza ha già pur troppo provato che non pochi, invece di cercare nelle sovrane Risoluzioni il sostanziale e di penetrarne il vero senso, spiegarlo secondo le massime generali d'equità e sollecitarne l'eseguimento, la prendono in senso opposto, senza domandarne le opportune spiegazioni, e renderne intese le persone che vi potrebbero contribuire; anzi per lo contrario a queste si rilascino istruzioni senza principio, oscure ed inseguibili, non considerando che il sovrano co' suoi ordini palesa semplicemente le sue massime e i suoi sentimenti, e che i dicasteri aulici e provinciali sono espressamente costituiti per meglio spiegare i due voleri, e mettere in pratica tutti quei mezzi che tendono al loro più sollecito ed accurato adempimento. Se a questa indolenza non si ponesse riparo, sarebbe non solamente inutile ma anche assai dannoso all'economia dello Stato il mantenere tanti dicasteri aulici e provinciali, e tanti subalterni a sì gravi spese, non per altro che per produrre maggiori confusioni, ed arrestare piuttosto che promuovere l'amministrazione degli affari. Se dunque i tribunali si tengono alla sola esecuzione materiale, se non agiscono e non accudiscono meglio alle loro funzioni, sarebbe espediente di congedarli, e così risparmiare dei milioni per diminuire le contribuzioni dei sudditi, nel qual caso senza tanti impiegati le relazioni potrebbero essere direttamente rimesse alla corte dai governatori e capitani circolari: quindi, stampati gli ordini sovrani, decidere degl'interessi de' particolari con maggior vantaggio del sistema presente; in forza del quale, dopo una lunga circuizione, ben sovente comparisce un'insipida ed insignificante relazione di un capitano circolare, e questa tal quale viene, dall'aulico dipartimento si rassegna alla corte, senza alcun dettaglio e senza istruzione o spiegazione. Dal medesimo se ne spediscono in provincia le Risoluzioni, cosicchè tutto questo giro ad altro non serve che a perder tempo, e a salariare una truppa di persone per minutare, rivedere, copiare e finalmente soscrivere le carte. Ma se, come spero e seriamente voglio, in avvenire tutti questi individui salariati dalla corte si applicheranno con tutte le loro forze allo studio del loro ufficio, all'eseguimento degli ordini ed allo schiarimento delle loro commissioni, allora il loro numero e il loro soldo sarà opera della sovrana paterna cura, dalla quale ogni individuo della monarchia ne ritrarrà il suo utile e vantaggio.

3.º Da ciò ne segue che ciascun impiegato deve avere un tale interessamento e premura negli affari del suo ufficio, che non deve misurare il suo lavoro a ore, giornate o pagine, ma deve impiegare tutte le sue forze nell'eseguire le sue incombenze come si deve, e come esige il suo giuramento. E quando non avrà incombenze pressanti, allora prenderà quel respiro che le circostanze permetteranno, ma che qualunque sia, gli sarà tanto più dolce qualora sia certo d'aver fatto il suo dovere. Chi non avrà premura per il servizio della patria e de' suoi concittadini, chi non ne procurerà il bene con particolar zelo, questi non è fatto per gl'impieghi pubblici, e non è degno di portare que' titoli onorifici, nè di percepire assegnamenti.

4.º L'interesse proprio è la rovina degli affari ed il delitto più imperdonabile in chi serve lo Stato. Oltre all'avidità del denaro, vi sono anche degli altri riflessi che inducono gl'impiegati a tacere o palliare la verità, a negligentare i proprii doveri, a procrastinare gli affari e ritardare il vero bene. Chiunque è reo di tale delitto, è un soggetto pericoloso nel servizio dello Stato; siccome lo è pure quegli che lo vede il disordine e non lo palesa, e va col reo di concerto per motivi d'interesse e di connivenza. Un presidente che tollera tali mancamenti in un subalterno, è un perfido che non merita alcun riguardo e misericordia; un subalterno che non denunzia un suo superiore mancante in ufficio, tradisce il sovrano e la patria.

5.º Chi serve allo Stato non deve occuparsi in oggetti estranei alla sua carica, in affari personali, in divertimenti che lo distolgano dal suo ufficio principale: quindi non deve puntigliarsi in contese d'autorità, in etichette di cerimoniali o preminenza di rango. Chi opera meglio per ottenere il fine primario, chi è il più zelante, chi sa conservare il miglior ordine tra i suoi subalterni, quegli è il più distinto ed il più rispettabile. Deve ad ogni uomo saggio importar poco se un altro impiegato tratti con lui degli affari piuttosto con l'una o con l'altra delle diverse formalità che si usano nelle cancellerie, se si presenti in abito di cerimonia o di confidenza de' subalterni, essere paziente e indulgente coi deboli e cagionevoli; e siccome non ha da sorpassare come bagattelle le cose sostanziali, così non deve far caso di tutte le minuzie, ma aver di mira l'essenziale in tutti gli affari. Allora insomma sarà degno di presiedere ad un dipartimento, quando saprà presiedere a tutti i subalterni che ne formano i diversi rami.

6.º Siccome è dovere d'ognuno di dare sicure relazioni, e giudicare di tutti i fatti giusta le massime fondamentali, con dire francamente il suo parere, così è pur dovere di ministro dello Stato ch'egli pensi ad abolire gli abusi che impediscono il vero adempimento degli ordini, a scoprire i trasgressori e finalmente a tutto quello ch'è di maggior vantaggio dei suoi concittadini, al servizio dei quali noi siamo tutti destinati. Esige il buon ordine che il subalterno possa produrre il suo parere al suo superiore, il quale deve convenirlo e correggerlo da padre, se s'inganna; ma se trova che il parere del subalterno sia bene appoggiato, deve approfittarne. Ogni presidente sarebbe degno di punizione se si portasse altrimenti, o rigettasse per amor proprio o per capriccio le utili riflessioni de' suoi subalterni, senza far loro giustizia.

7.º Il dovere d'ogni presidente è ch'egli noti tutto l'inutile e superfluo e ne proponga l'abolizione, siccome pure è dovere del subalterno di proporre al suo capo le cose che imbarazzano gli affari, gli allontanano dallo scopo primario, e cagionano scritture inutili con perdita di tempo; affinchè si levino tali impedimenti e non siano inutilmente impiegate le mani di quelli che hanno bisogno del tempo per pensare ad oggetti di maggior importanza.

8.º Siccome il bene non può essere che un solo, cioè quello che forma la felicità generale; siccome tutte le provincie della monarchia formano un solo tutto e collimano ad un sol fine, così debbono cessare fra le provincie, le nazioni e i dipartimenti tutte le gelosie e tutti i pregiudizii, che hanno cagionato tante inutili scritture. Deve essere una massima fissa, che il corpo civile è come il naturale, in cui ogni parte deve contribuire alla salute del tutto e il tutto a quella delle parti: non si deve perciò avere riguardo a nazione o a religione, e come tutti fratelli, in una monarchia uno deve aiutar l'altro.

9.º Falsamente si conoscono, e spesso vengono confuse tra di loro le diverse parti dell'amministrazione, e i doveri che ne risultano. Principiando dal sovrano, si crede che basti per essere più moderato, ch'egli non riguardi la proprietà dello Stato e de' sudditi come sua propria, e non s'immagini che la Provvidenza abbia creati per lui tanti milioni d'uomini: ma deve altresì pensare che appunto egli stesso per servire questi milioni è stato dalla Provvidenza elevato all'eminente suo posto. Tra' ministri poi quello vien creduto di coscienza più delicata, il quale per rendersi grato al suo sovrano non medita che di aumentare il di lui tesoro. Entrambi credono adempire bastevolmente il loro dovere, se considerano l'entrate dello Stato come un interesse che a loro riviene a giusto titolo dallo Stato medesimo, e perciò si danno tutte le pene possibili affinchè l'interesse del suo capitale sia portato al maggior grado. Così lo stato civile considera in tempo di pace il militare, destinato per le conquiste e per allontanare i nemici, come una vera sanguisuga dello stato contribuente; e all'incontro il soldato si crede in diritto di conseguire dal paese il maggior vantaggio. Il doganiere non pensa se non ad aumentare l'entrate delle confidategli finanze, e quello che per conto regio presiede alle miniere, cerca solamente di aumentare il liquefatto metallo e di cavarlo colla minor spesa possibile. Finalmente il giudice si applica solamente a mantenere l'autorità delle leggi e le formalità della giustizia.

Questi sono i principali soggetti che regolano l'amministrazione di uno Stato; ed appunto perchè non pensano che a sè stessi in particolare, e mai al bene in generale, perciò giudicano con massime falsissime del maneggio degli affari.