Lo stato militare è composto di più migliaia di persone formate e mantenute per il bene dello Stato. Il poco di salario che hanno, lo consumano nel paese; il poco che il paese loro somministra in natura, cioè nutrimento, vestiario, ad eccezione di pochi capi, si produce, si manifattura e si fabbrica in paese: anzi il congedo dei soldati procura alle arti e all'agricoltura un maggior numero di mani e le facilitazioni dei matrimoni. Le finanze non vengono da me considerate sotto lo stesso aspetto che vengono prese dal maggior numero; ma lo considero che, siccome le imposizioni e l'uso delle pubbliche entrate dipende dall'arbitrio del sovrano e del dipartimento delle sue finanze, così ogni individuo che ha delle possessioni ed ha mezzi di procurarsi la sussistenza nel paese, non dee confidare con cieca fiducia il suo patrimonio lasciatogli dai parenti o acquistato col suo sudore e industria nelle mani del sovrano; ma al contrario deve soltanto contribuire ciò che è assolutamente necessario per mantenere l'autorità, la sicurezza, l'amministrazione della giustizia, l'interno buon ordine e l'avanzamento di tutti il corpo, del quale ognuno forma una parte. Io credo adunque che, eccettuati i surriferiti oggetti, il monarca non debba prodigare nulla, ma che debba levare le contribuzioni nel modo meno gravoso, e badare al bene dello Stato in tutte le sue parti; ch'egli sia obbligato di render conto a tutti e a ciascuno individuo dell'uso delle finanze, e debba rinunziare perfino alla predilezione verso certe persone, anzi verso gli stessi bisognosi, sebbene sia questa una delle principali virtù di chi è benestante, perchè il sovrano non è che un puro amministratore delle rendite dello Stato; e nel resto, non gli è lecito di soccorrere i bisognosi che col suo proprio patrimonio, in qualità di particolare.
Che se, dopo d'aver provveduto all'esigenza della monarchia in tutte le parti, potesse il principe fare delle riguardevoli diminuzioni nelle imposte, egli è obbligato di farlo, mentre ciascun cittadino non è obbligato di contribuire che per il puro necessario e non per il superfluo dello Stato.
Così un presidente delle dogane deve considerare i dazi come un puro mezzo di regolare il commercio e l'industria nazionale, e deve riflettere che la diminuzione eventuale della finanza daziale viene sicuramente e doppiamente ricompensata, allorchè avrà accresciuti i mezzi dell'interna industria de' sudditi, e promossi i loro vantaggi con giusta distribuzione.
Quindi la mira del presidente di finanze deve solamente tendere a proibire i contrabbandi, e diminuire l'introduzione delle merci forastiere, siccome dannosa al mantenimento dei sudditi. Così il direttore delle miniere deve considerare la produzione de' metalli come una fabbrica nella quale ciascun lavoratore o possessore delle miniere ha il diritto di ritrarne il suo maggiore profitto, senza essere sforzato di rinunziare alla sua propria convenienza per fornire una maggior quantità di metallo o di sale.
Così finalmente il giudice non deve aver di mira tanto la forma, quanto l'esercizio della giustizia; e siccome la parola giustizia comprende in sè la maggior equità, così deve pensare al più sollecito e meno dispendioso servizio dello Stato.
10.º Negli affari dei servizii dello Stato non deve avervi alcuna influenza ne l'inclinazione, nè l'avversione personale: e, in quella guisa che i diversi caratteri e le diverse maniere di pensare nell'umana società non impediscono che gli uni contraggano amicizia con gli altri, così negli affari deve regnarvi l'armonia, e ognuno deve avere per oggetto la loro esatta e fedele esecuzione.
Questo è il dovere de' superiori verso i loro subalterni. Quelli che sono poi in egual rango e carattere fra di loro, devono avere la stessa attività e assiduità negli affari e lavorare insieme d'accordo, senza puntigli di preminenze o d'etichette. Devono trattare frequentemente e convenire fra di loro, e uno instruire l'altro, senza lamentarsi l'uno dell'altro; anzi dimenticarsi di tutto per far avanzare l'affare di cui si tratta. Essi devono scambievolmente perdonarsi le loro debolezze, compatirsi a vicenda, trattarsi da amici e da fratelli, e tutti tendere di conserva al medesimo scopo.
11.º L'amor proprio non deve accecare nissuna persona addetta al servizio dello Stato, in guisa che uno abbia vergogna d'imparare qualche cosa dall'altro, sia suo pari o suo inferiore. La buona riuscita che farà taluno nelle sue operazioni deve far tanto piacere agli altri compagni e confratelli, quanto a lui per aver contribuito alla meta principale, cioè al miglior servizio dello Stato.
12.º La spedizione degli ordini, le domande ed i rapporti che occorreranno da farsi fra i rispettivi uffici, e le risposte non devono essere riservate materialmente, come sinora, per i soli giorni di consiglio, tanto più se si tratta di casi d'importanza; ma quello stimolo che spinge ognuno a fare il suo dovere, deve animarlo ogni giorno senza perdita di tempo.
13.º Essendo un punto essenzialissimo che gli ordini vengano bene intesi e bene eseguiti, e che gl'individui vengano ben conosciuti, giudicati, e impiegati secondo la loro maggiore o minore capacità, perciò ogni anno, ed ogni volta che vi sia sospetto non esservi in qualche provincia il buon ordine, o che vi si operi lentamente o contra il fine proposto, è indispensabile che il signor presidente stesso o un commissario, mandato sul luogo provinciale o al generale comando, esamini le circostanze, provi gli ufficiali impiegati, ascolti ognuno, tolga i disordini, ammonisca tutti, e mi annunzi le risultanti difficoltà d'importanza, e si dimettano dall'impiego que' soggetti che saranno ritrovati incapaci. Nella stessa guisa i governi provinciali dovranno procedere verso i comitati o capitanati circolari, o andando i governatori nel luogo in persona, o mandando un fido commissario ad osservare negli uffici subalterni tutto quello che i dicasteri aulici osservano verso di loro; prendendo massimamente di mira che siano ben tenuti protocolli e ben osservati gli ordini prescritti.