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Le porte si chiudevano con sbarra o chiavistello detto beriahh. Quantunque nella Bibbia non si trovi una parola che si possa veramente tradurre per serratura poichè la parola manùl derivando da naál (calzare, chiudere), probabilmente voleva indicare non una serratura ma un legaccio o una catena a cui si attaccava il beriahh; ciò nullameno rileviamo da Giuseppe che esse erano conosciute.
Ed a parere nostro è probabilissima tale opinione, poichè nel racconto della morte d'Eglone ucciso da Aód[26] si dice che i servi di questo principe presero un mafteahh (chiave), per aprire l'uscio che s'era chiuso dietro di sè l'uccisore.
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I mattoni sono designati nella Sacra Scrittura col vocabolo levenim da lavan, bianco, perchè fatti di argilla bianca comunissima in Oriente. È singolare che il procedimento di formare e cuocere i mattoni, sia attualmente eguale alla breve descrizione dataci da Mosè nella Genesi.
I legni che venivano adoperati principalmente negli edifizii erano il sicomoro, l'acacia, il palmizio, l'abete e l'olivo. Il cedro molto più prezioso di tutti questi s'adoperava soltanto negli edifici sontuosi. Nella descrizione della balaustrata fatta costrurre da Salomone, e che dal suo palazzo conduceva al Tempio, si parla d'un legno detto almugghim o algummim. Isaia parla pure del legno teascur, tradotto per bosso, ma che forse non era che una specie di cedro. Le case d'avorio di cui si parla nel libro dei Re e nelle profezie di Amos, venivano così dette per la grande copia di lavori d'avorio che le decoravano.
§ 6.—Mobili.
Le nozioni che ci vengono somministrate dalla Bibbia relativamente ai mobili sono assai scarse. Nella descrizione dei sacri arredi del Tabernacolo non troviamo menzionati che gli specchi maròd (fatti con rame lucente), la tavola sciulhhan, le caldaie assirod, i bacini mizrecód, le forchette mizlegod, le palette mahhtod, la lampada a più becchi menorà, il bacile kearà, e la conca chior.
E così quando all'epoca dei re una signora di Sunem propone al marito di fare allestire una camera appartata pel profeta Eliseo, non troviamo menzionata che una tavola, una menorà, una mità (letto) e un chissé (sedia). Ciò nullameno è indubitato che sino dai tempi di Abramo, i ricchi dovevano avere mobili quali potevano venire suggeriti [pg 42] dal bisogno e dal lusso, poichè le arti avevano già fatti progressi tali da occuparsi in oggetti di puro lusso per ornamento muliebre quali orecchini, anelli e smaniglie.
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