La donna presentavasi agli anziani della città ed esponeva loro il rifiuto avuto dal cognato colle seguenti parole: «Il mio cognato ricusa di far risorgere in Israele il nome di suo fratello, egli non vuole compiere verso di me il dovere di cognato». Gli anziani facevano venire quell'uomo alla loro presenza, e lo consigliavano ad adempiere al suo dovere, ma se egli persisteva nel suo rifiuto e ripeteva: «Non voglio pigliarla»; allora la sua cognata gli si appressava e in presenza degli anziani e di molti assistenti, gli levava la scarpa dal piede, gli sputava in faccia e gli diceva: «Così si fa all'uomo [pg 52] che non vuole edificare la casa del proprio fratello[38]». Ed egli veniva chiamato in Israele: «La famiglia dello scalzato[39]».
Naturalmente si redigeva un atto col quale la donna era dichiarata libera di sposarsi ad altro uomo. Il Talmud ci trasmise copia di tale atto che noi non accenniamo per la sua lieve importanza.
§ 3.—Moglie sospetta.
Dissero i nostri dottori: «L'adulterio genera la maledizione ai padri. La donna infedele allo sposo mentisce a lui e mentisce a Dio; perchè è il Signore che ha accolto il suo giuramento e le fa legge di osservarlo».
Per quanto Mosè non abbia trascurato veruna occasione per raccomandare la illibatezza dei costumi; per quanto egli ne abbia promossa la realizzazione con prescrizioni eccellenti; cionullameno ben prevedendo che non sarebbero bastate le persuasioni per impedire il mal fare per quelle perverse nature che non difettano mai, neanche nelle società le meglio ordinate, fece pure appello al rigore statuendo la morte per pena dell'adulterio. Ma come pur troppo può succedere che certe nature sospettose si lascino acciecare dalla passione, e sognino il male ove esso non esiste veramente; per questo Mosè nell'intendimento di sottrarre la moglie sospetta dall'ira del marito, [pg 53] la sottopose ad un rito che può appellarsi giudizio di Dio, poichè a lui solo scrutatore delle reni e dei cuori, se ne lasciava appunto la decisione.
Ed ecco in che consisteva questo rito.
La donna sospetta veniva condotta dal proprio marito al cospetto del sacerdote con un'offerta detta di Gelosia, e nella quale non mettevasi nè olio nè incenso come usavasi per le altre offerte. Il sacerdote poneva tale offerta tra le mani della donna: quindi dopo di avere preso in una delle sue proprie mani un vaso di terra con entro dell'acqua consacrata, rivolgeva la parola alla donna stessa e le presagiva i mali orribili che le avrebbe causata quell'acqua, qualora essa si fosse trovata colpevole. Scriveva in un Sefer (libro) tali sue dichiarazioni, le cancellava nell'acqua[40], e poscia porgeva quell'acqua alla donna affinchè la bevesse.
Lo scritto era del seguente tenore: «Se tu sei innocente e pura della colpa che si sospetta in te, sarai esente della malefica virtù di quest'acqua amara e maledetta; ma se invece sei colpevole, e tradisti la fede giurata a tuo marito, Iddio farà sì ch'essa ti apporti una morte pronta e crudele e la tua memoria resterà ignominiosa frammezzo al tuo popolo». La donna era obbligata a rispondere: «Amen, amen».
I talmudisti riferiscono che quest'uso venne abolito alcuni anni prima della distruzione del Tempio: poichè posta in dimenticanza la legge di Dio, corrotti i costumi e fattosi comune l'adulterio fra gli stessi mariti, Iddio aveva privato d'efficacia una simile prova.