Non si può certamente negare che tali esorbitanze sarebbero bastate per esacerbare gli animi i meno infiammabili: pensiamo poi quale effetto dovessero produrre in uomini agitati da un amore ardente per la loro patria e da un odio profondo verso i loro dominatori che la profanavano in tutti i modi. Tra l'apostasia e la morte, non poteva nascere dubbio che gli ebrei non scegliessero la morte. L'insurrezione fu generale in Giudea.
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Un uomo coraggioso e intraprendente detto Bar-Cozibà (figlio della menzogna)[56] si pose a capo degli insorgenti, si dichiarò l'aspettato Messia, prese il nome di Bar-Cochebà (figlio della stella), e profittando dell'assenza delle legioni romane radunò numerose truppe; si impadronì di cinquanta piazze forti, e di molti villaggi e città aperte; debellò parecchie volte i battaglioni romani comandati da Tinnio Ruffo: si condusse da re e fece coniare moneta.
Adriano, che a tutta prima aveva dato assai poca importanza a tale movimento, dovette ben presto ricredersi e spedire in Giudea Giulio Severo, il migliore dei suoi capitani, con buon numero di truppe. Costui non osando dare battaglie campali, si limitò a stancare e a dividere i rivoltosi con piccole scaramuccie, e col tagliare loro le comunicazioni e i viveri. Questo astuto maneggio gli riuscì a meraviglia: ad una ad una prese tutte le città fortificate.
Bar-Cochebà si chiuse in Biter e assediato dai Romani vi resistette tre anni e mezzo. Secondo la tradizione, anche questa città cadde in potere del nemico ai 9 del mese d'Ab l'anno 136 dell'E. V.; e si videro rinnovate in essa le scellerate ed orride scene di barbarie commesse nella presa di Gerusalemme, ai tempi di Tito. Bar-Cochebà trovò nella mischia la morte dei prodi; e il misero Rabbino Akibà, caduto in potere dei nemici in principio della guerra, fu da quelle iene in sembianza umana scorticato vivo; e senza emettere un lamento spirò calmo e sereno ripetendo il verso: «Ascolta Israele l'Eterno Dio nostro, l'Eterno è unico!».
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Sulle ruine di Gerusalemme Adriano fece fabbricare una città novella, che chiamò ÆLIA: e dove una volta trovavasi il santuario degli ebrei fece alzare un tempio a Giove Capitolino.
Proibì agli ebrei, sotto pena di morte, di entrare nella città o solamente di avvicinarvisi: e quegli infelici rimasugli di un popolo tanto grande e potente, quegli infelici martiri di una causa nobile e santa, si rassegnarono a comprare dal dominatore a peso d'oro il permesso di entrare una volta l'anno, il giorno anniversario della sua caduta, nella già capitale del loro florido regno, per deplorarne la perdita e baciarne la sacra polvere.
Descrizione di Gerusalemme.
A corollario degli importantissimi avvenimenti da noi raccontati in questo mese, crediamo cosa opportuna il fare seguire una breve descrizione della Gerusalemme antica ed un'altra del Tempio di Salomone, in sostituzione alle nozioni di Archeologia biblica che ripiglieremo nel mese venturo.