[12]Un viaggiatore così termina la sua breve descrizione delle valli del Carmelo nella Revue britannique: «Codesto quadro, malgrado la sua tristezza, non risponde all'idea che si fa della desolante sterilità della Palestina. Alla ricchezza della vegetazione si può giudicare che se questa terra fosse coltivata con cura, essa sarebbe come altra volta il giardino del Signore».
[13]Gerusalemme fu presa e saccheggiata 17 volte, dice Chateaubriand: nessun'altra città provò simile sorte.... Quella contrada divenuta preda del ferro e del fuoco, i campi inculti perdettero la fertilità ecc. Itineraire, tom. 2.
[14]Il Celeberrimo Maimonide nel suo Morè nebohhim dimostra luminosamente come questa e tantissime altre consimili espressioni bibliche quali: il braccio dell'Eterno; odorò Iddio; discese Iddio per vedere, non intendano di materializzare Iddio in nissun modo; ma siano adoperate esclusivamente per addattarsi al nostro intendimento. La parola dell'uomo si trova impotente a esprimere convenientemente gli ineffabili attributi di Dio, e le inesplicabili vie per le quali si conduce colla umanità; per darne un'idea si è costretti a servirsi delle espressioni con cui si rappresentano le cose materiali e i loro attributi. Non possiamo astenerci di rapportare il seguente aneddoto Talmudico relativo al soggetto di cui stiamo intrattenendoci: Un ateo s'imbattè un giorno in un Rabbino e gli disse: «Nella vostra legge si nega la previdenza al vostro Dio: poichè nel fatto del diluvio sta scritto: «e il suo cuore ne fu addolorato» Perchè creare l'uomo per poscia pentirsene e addolorarsene?». «Mio caro, rispose il dotto rabbino: Non fosti mai padre?»—«Si»—«Ebbene! non sapevi che tuo figlio dovrà sostenere fatiche e dolori per poscia morire? Perchè il procreasti e festeggiasti la sua nascita?»—«Penso e spero che potrà anche essere felice, darmi care soddisfazioni ed essere il sostegno e il conforto di mia vecchiaia»—«Così Iddio che creò l'uomo per la felicità, ritiene che mercè la carità e la giustizia, potrà raggiungere quella mêta assegnatagli malgrado la veemenza delle sue passioni che spesso lo fanno deviare dalla virtù e dalla rettitudine».
[15]Anche nel castigo meritato dai tristi geme la divina misericordia. Dissero i nostri Dottori che quando gli Egiziani stavano per essere sommersi nel mare Rosso gli angeli intuonarono il cantico. «Come! disse Iddio, le mie creature affogano nel mare e voi intuonate il cantico!».
[16]Si ricava dalla Bibbia che i nomi imposti in quei tempi ai bambini si riferivano o a qualche speciale incidente occorso alla madre prima o all'atto dello sgravio; o valevano a rappresentare qualcosa relativa al bambino stesso; o servivano a commemorare qualche luttuosa circostanza pubblica o privata o la speranza di vedere compiuto qualche desiderio. Egli è per questo che la nascita di quel bambino avvenuta in tempi assai tristi fu salutata dal padre, Lemehh, augurando agli uomini un più lieto e riposato vivere, epperció chiamò il suo nome Noahh (da nahhà riposare o da nahham consolare) con dire: Questi ci sarà di conforto, in mezzo al nostro lavoro, ed al travaglio delle nostre mani, proveniente dal terreno che il Signore ha maledetto».
[17]Mosè distingue gli animali in puri ed in impuri. Sono da lui dichiarati puri quelli della cui carne ci è permesso di cibarci, impuri tutti gli altri. In quanto agli uccelli Mosè non ci somministra veruna indicazione per distinguere gli uni dagli altri, ma specifica nominatamente egli stesso gli impuri quali: l'aquila, il nibbio, il corvo, lo struzzo, il falcone, ecc.; in quanto ai quadrupedi dichiara soltanto puri quelli forniti di unghia fessa e che sono ruminanti: e in quanto ai pesci dichiara puri solamente quelli che hanno pinne e squamme.
[18]Quantunque non sia nostra intenzione di entrare in disquisizioni filosofiche o filologiche, che in questo lavoro sarebbero affatto inopportune, tuttavia noi teniamo a dare nel modo più semplice e breve, che per noi si possa, la ragione o la dilucidazione di alcuni pochi fatti o precetti, che giudicati superficialmente possono parere molto oscuri. Daremo ora pertanto alcuni schiarimenti sul fatto della longevità, constatata dal Pentateuco, di parecchi uomini antidiluviani e che fu oggetto di tante controversie tra i dotti. Il celebre Maimonide nel summentovato Morè nebohhim, dopo d'avere dimostrato insussistente la teoria di quanti vollero sostenere, che gli anni d'allora fossero di una durata assai più breve degli attuali; stima che la longevità antidiluviana non fosse generale, ma individuale ai pochi uomini nominati nel Pentateuco: e ciò per divina parzialità verso di loro in premio del loro tenore di vita morigerato e virtuoso. Abrabanel, seguendo l'opinione del Nahhmanide, respinge questa spiegazione. Ritiene invece generale la longevità negli uomini antidiluviani, attribuendola: 1º Alla differenza degli alimenti di cui si cibavano allora e che appartenevano esclusivamente al regno vegetale; 2º alla vita morigerata e virtuosa delle prime generazioni umane; 3º alla purezza e soavità dell'atmosfera straordinariamente alterata e guastata dal diluvio e dalle morbose esalazioni di tanti residui animali corrotti; 4º alla necessità di popolare la terra con maggiore sollecitudine; e finalmente al vantaggio che tale longevità procurava alle arti e alle scienze appena nascenti, poichè moltiplicava gli ammaestramenti della esperienza. In quanto al braccio che servì di misura per l'arca, lo stesso Abrabanel opina che effettivamente fosse più lungo del nostro, e che in media equivalesse a sei braccia di un uomo pos-diluviano.
[19]«Però fortemente, dice altrove il Legislatore, tu devi astenerti dal mangiare il sangue, perchè il sangue è elemento di vita: e tu non devi mangiare la vita (ciò che dà la vita) colla carne. Non devi mangiarlo, ma versarlo in terra come acqua. Non mangiarlo; e così, facendo cosa grata al Signore sarai felice, e lo (saranno) i figli tuoi dopo di te.
[20]Vedi traduzione e commento Reggio, e Dizionario Lib. sul vocabolo hhaià.
[21]Il su citato Abrabanel con chiare e convincentissime ragioni sostiene e dimostra la verità della su espressa opinione contro le argomentazioni di parecchi altri commentatori, i quali s'appoggiano oltre al fatto di Davide al primo paragrafo della lezione di Chi tissà, e col quale si obbligano i futuri numerandi del popolo a versare un mezzo siclo d'argento al tesoro del Tempio quale offerta di espiazione.