Quantunque sia forse cosa superflua, pure ricordiamo, che lo scopo di questa ordinazione fu quello di volere commemorare il pane dell'afflizione che mangiarono gli Ebrei nella loro precipitosa uscita dall'Egitto; inquantochè fu talmente forte lo spavento provato da Faraone e da tutti gli Egiziani, vedendo istantaneamente cadere esanimi i loro primogeniti, e non trovarsi casa ove non vi fossero morti; che raccoltisi frettolosamente presso Mosè ed Aronne li stimolarono, li obbligarono ad allontanarsi immediatamente dal loro paese, pregandoli pure a volerli benedire prima della partenza, onde non avessero ad incontrare anch'essi la sorte dei loro primogeniti. Gli Ebrei dovettero pertanto caricarsi sulle spalle la pasta che con prudente disposizione Mosè aveva fatta loro preparare pel viaggio, e farla cuocere con sollecitudine in focaccie non fermentate appena fuori della città.
E qui cade acconcia una osservazione. Tanto questa solennità come quelle di Savuóth e di Sucóth, noi le prolunghiamo di un giorno oltre al numero fissato da Mosè, e in opposizione a quanto anco attualmente si segue in Gerusalemme. Ecco il motivo di tale differenza. In Gerusalemme ove risiedeva il Sinedrio che formava il Senato della nazione, e di cui noi parleremo in seguito, si stabiliva il primo giorno del mese dietro le deposizioni di testimonii irrecusabili di avere veduto la luna [pg 19] nuova: e di questa decisione se ne rendevano partecipi le provincie con fuochi accesi convenzionalmente sopra certe montagne. Ma dopo la distruzione del Tempio e il trasporto del Beth Din in Iabnè, sul dubbio che l'annunzio del vero primo giorno del mese arrivasse in tempo nei luoghi lontani, si decise che si prolungasse di un giorno la festa; e la Pasqua si festeggiava nei dì 15 e 16 per cui il 7º e 8º giorno della festa venivano a cadere nei dì 21 e 22 del mese. Questo giorno fu chiamato il iom tov scenì scel galuiod (secondo giorno festivo della dispersione). E quantunque sia ora impossibile il cadere nell'errore che si temeva dai nostri antenati, nullameno si persiste a seguire tale uso quasi universalmente.
Inaugurazione del Tabernacolo.
Fu pure nel primo giorno di questo mese nel secondo anno dall'uscita d'Egitto, che fu inaugurato il tabernacolo fatto fabbricare da Mosè nel deserto. Noi ommettiamo la descrizione di tale solennità, sia perchè essa riescirebbe troppo lunga e sia per essere cosa di mediocre importanza storica. Nelle nozioni di Archeologia, avremo però occasione di parlare del pregio artistico di quei lavori. Non dobbiamo però passare sotto silenzio, essere stato tale l'entusiasmo del popolo nell'offrire preziosi oggetti per erigere ed arredare quella prima casa d'orazione consacrata al vero Iddio; che Mosè fu costretto «a fare passare una voce nell'accampamento onde raccomandarne l'astensione, essendone già provvisto oltre al bisogno». I direttori dei lavori furono due artisti di genio designati da Dio stesso, e che si chiamavano Bessalel e Oliab.
Sollevazione del popolo.
Essendo destino dell'umanità che al bene debba trovarsi sempre mescolato il male, in maggiore o minore proporzione, dopo i due fatti precedenti di cui uno glorioso e l'altro onorevole pel popolo nostro; noi siamo costretti di presentare ai nostri lettori un fatto deplorevole [pg 20] sia per se stesso e sia per le sue conseguenze, avvenuto nel deserto di Sin.—Poco tempo dopo la morte di Marianna, sorella di Mosè, venendo a mancare l'acqua[10], il popolo si sollevò contro Mosè rimproverandolo di averlo tratto dall'Egitto per condurlo in luoghi ove difettava persino l'acqua. Come sempre, Mosè si rivolse a Dio: e neppure questa volta gli venne meno il suo soccorso in favore di quel popolo protervo, che malgrado tanti miracoli, ad ogni minimo ostacolo che incontrava, perdeva ogni fiducia nella provvidenza. Mosè ed Aronne fecero radunare il popolo presso una rupe indicata da Dio, e dalla quale sgorgò un rivo d'acqua limpidissima. Ma in questo fatto i due grandi personaggi commisero tale atto di mancanza verso Dio, (atto che noi avremo occasione di dilucidare in seguito), che furono anch'essi condannati a morire nel deserto.
Passaggio del Giordano.
Ultimo fatto importante successo in questo mese fu il passaggio del Giordano. Il Giordano era quel fiume che separava i paesi di Sihhon e Og dalla terra santa. Morto Mosè dopo d'avere combattuto e vinto i re di quei due paesi, perchè si rifiutarono a concedergli il chiesto passaggio attraverso ai loro stati, e concessone il territorio in eredità alle due tribù di Gad e di Ruben e alla metà della tribù di Manasse[11], Iddio avvertì Giosuè, che nella [pg 21] stessa guisa che il mar Rosso aveva aperto un varco asciutto al popolo d'Israele, altrettanto avrebbe fatto il Giordano. Quel giorno memorando fu il decimo del mese di Nissan, epoca in cui il fiume era straordinariamente ingrossato. Giosuè ordinò ai sacerdoti portatori dell'Arca santa di porsi alla testa del popolo per passare il Giordano, e appena i loro piedi ne toccarono le acque, queste arrestarono immediatamente il loro corso impetuoso, si ammucchiarono ai due lati, ed aprirono al popolo un libero passaggio. Ad eternare la memoria di quel fatto che, unito ai tanti altri prodigi operati da Dio in favore d'Israele, finì per gettare lo spavento nel cuore degli abitanti di Canaan, Giosuè fece innalzare nel Ghilgal un monumento di dodici pietre levate appositamente dal letto del Giordano, e rispondenti alle dodici tribù d'Israele.