[4.] Per chi non conosce o non ricordi la storia di quei giorni, è bene ripetere qui che fra i progetti d'insurrezione, vi era pur quello di far saltare talune caserme militari. La cosa non riuscì in parte che per la caserma Serristori in Trastevere. Vi rimasero feriti taluni zuavi del concerto e per questo fatto furono imputati e condannati Monti e Tognetti, che scontarono poi sul patibolo il loro ardimento. Lo scoppio accadde il 22 ottobre, ossia il giorno prima del fatto di Villa Glori.

[5.] ... parmi si debba pensare a rifornir Roma di giovani; rendere più forte l'elemento importato, dal quale solo puossi aspettare una vigorosa iniziativa. Nè con ciò intendo far torto alla popolazione romana; tutti sanno quale depressione subisca l'animo di un popolo che per tanti anni fu soggetto a dispotico governo, tanto più se tale governo è il clericale. Era davvero necessaria cosa rendere più forte l'elemento importato, che a minime proporzioni era stato ridotto dagli arresti e dagli sfratti, il quale elemento, senza bisogno d'aggiungerlo, era per buona dose composto d'emigrati romani. Giovanni Cairoli, Spedizione dei Monti Parioli. Milano, editore Perelli, 1888.

[6.] Una sera venne fatta dal Comitato certa distribuzione di denaro. Era giorno di festa, e i quattrini ben si può arguire come furono adoperati. Tanto bastò perchè a tarda ora la città fosse percorsa da numerose pattuglie a cavallo!

[7.] Qui in Terni funziona liberamente un comitato, direi meglio una specie di ministero sotto la presidenza del generale Fabrizi, che organizza le bande, le provvede d'armi e le manda oltre il confine. Ogni giorno giungono qui mille circa volontari, e questa sera ve ne sono in paese non meno di duemila. Rapporto del generale Ricotti, 21 ottobre, al Ministero della guerra.

[8.] «Impedisca partenza volontari. Imbarazzano non giovano. Ce ne sono moltissimi. Non si sa che farne». Così telegrafava da Terni un deputato autorevole di sinistra al presidente del Consiglio Rattazzi.

[9.] Il colonnello Gustavo Frigyesi, ungherese, fu uno dei più valorosi seguaci del generale Garibaldi. Combattè tutte le campagne dell'indipendenza italiana ed ebbe in ricompensa di morire poverissimo in un ospedale.

[10.] Furono pubblicate dal Capitan Fracassa (non però per intiero) il 27 maggio 1883. L'autografo della prima, piegato in quattro, vidi conservato in una busta sulla quale Giovanni Cairoli aveva scritto: Lettera autografa di mio fratello Enrico (17 ottobre p. p.) da Orte. La lettera di Giovanni è scritta a lapis su di un foglietto piccolo di carta e non ha busta. Questa lettera probabilmente si trovava fra le carte del portafoglio di Enrico tolto a lui, dopo morto, da me e dal Campari e consegnato con la cintura, l'orologio ed altri oggetti a Giovannino il giorno 24 a Villa Glori poco prima della nostra cattura.

[11.] Allude al taglio della ferrovia operato ad Orte dal Ghirelli.

[12.] La prima idea dei Cairoli era che la banda non superasse i sessanta uomini. Vedi in proposito più avanti al cap. VIII, nonchè l'opuscolo di E. Cairoli: La spedizione ai Monti Parioli.

[13.]