Erano quasi tutti col vestito che portavano in città e quindi, in meno di quello che si dice, riusciva più facile prenderli per straccioni che per cavalieri di un ideale. I fucili poteano dirsi fratelli gemelli di quelli della guardia civica del 1848, forse erano gli stessi, e, quando si arrivava a poterli scaricare potea dirsi un vero prodigio. Le scarpe ridevano da tutte le parti. Qualche camicia rossa la si vedeva, e si vedeva anche qualche gallone dorato o inargentato, ma tutto insieme era uno strano miscuglio di soprabiti e di giacchette, di giubbe e di cacciatore, di pioppini, di papaline e di cappelli alla calabrese. Stefano Canzio fece tutta la campagna in tuba, ed a Mentana, in mezzo all'infuriare delle palle, appariva più bello del vero, sotto quella copertura così aristocratica!
Un capo armonico comprò da un chierichetto spiantato il suo zimarrone e si battè fino all'ultimo, con quell'indumento sacerdotale...
Oh, le belle serate di Terni che preludiarono le marcie faticose, i forzati digiuni, i sacri entusiasmi delle battaglie, le serene soddisfazioni dei sacrifizi, incontrati sorridendo... tanto era la fede che fioriva nel cuore!
Nei gruppi sussurroni dei giovinotti che facevano della strategia a buon mercato e trinciavano di politica a tutto pasto, incrociavansi tutti i dialetti, confondevansi tutti i vernacoli, apparivano grandiose le bestemmie di tutte le regioni italiche. La bestemmia è l'abituale interpunzione del soldato, specie se è in faccia al nemico!
Gli arruolamenti si facevano sui tavolini dei caffè: qualche foreria era in una bettola e qualche stato maggiore in una locanda.
Il governo chiudeva gli occhi: i ragazzi, la sera, alla ritirata accompagnavano i soldati cantando a squarciagola:
Anderemo a Roma santa
A dispetto dei francesi.
Gli ufficiali ci guardavano con invidia. Poveri figlioli! Avrebbero dovuto trattenerci e avevano una voglia matta di venir via insieme con noi!
Menotti Garibaldi, dopo aver sconfinato alla Farfa, erasi misurato coi papalini a Monte Libretti, dove, Achille Fazzari, pugnando come un leone, ebbe morto, crivellato da 17 palle, il cavallo e riportò grave ferita alla gamba. Acerbi avanzavasi nel viterbese: Nicotera aveva già occupato Ceprano.