Con due brevi interrogatori a ciascuno diedesi compimento al processo — e sebbene si fosse cominciato tardi, in capo a due mesi potevasi benissimo sbrigare la nostra causa. Ma ne erano scorsi piú di quattro senza risultato. Alla fine poco dopo la metà di ottobre con tre spedizioni successive si sgombrò il Forte — la prima di dodici detenuti, fra i quali io era compreso, venne diretta alle carceri di Ravenna — le altre due in quelle di Lugo e Faenza.

Nel ritorno fummo trattati come nell'andata, cioè incassati nelle celle, stretti dalle manette, e gettati negli stabiali che chiamansi camere della corrispondenza. Si fece però nel retrocedere una fermata di piú, la quale ebbe luogo nelle prigioni di Castel Bolognese, ove pernottammo. La benevolenza degli amici di quel paesetto, dimostrataci con atti i piú cortesi, ci confortò di tutte le angosce sino allora sofferte.

Altra splendida prova di amore ci porsero i nostri cittadini nel giungere tra loro — essi vennero in folla ad assistere alla nostra discesa nella stazione della ferrovia, esprimendoci i sensi della piú sincera esultanza nel rivederci, e stringendoci la mano con inesprimibile tenerezza — cosí energicamente protestavasi contro le ingiurie usateci — cosí dimostravasi col fatto «che le prigionie arbitrarie sono, come dice Lamartine, corone civiche per gli uomini dabbene.»

Dalla stazione fummo condotti in omnibus alle carceri, ed ivi tenuti sino al 5 novembre, nel qual giorno ci fu concesso di rientrare nel seno delle nostre desolate famiglie.

Questa relazione scritta alla buona, senz'astio e senza offesa, è per coloro che decantano ancora le gioie del sistema che ci regge, affinché possano trarre dei fatti quelle verità che la passione loro occulta. Sappiano bene «che non v'è Nazione senza il rispetto alla libertà individuale — che essa è la base di tutte le libertà e di tutti i diritti — e se la base non è solida tutto si sfascia. E sventuratamente piú noi gridiamo, piú gli agenti dell'Autorità sembrano compiacersi nel calpestare questa libertà tanto necessaria.»

P. Uccellini.


ANNOTAZIONI.

[I.] La Biografia dell'Uccellini, cit. nella prefazione, indica il 9 giugno come giorno della sua nascita; ma la vera data è il 9 gennaio 1804, come confermano i registri battesimali. Madre dell'autore fu Chiara Rasi.