che Gaetano del fu Giovanni Baldi di Faenza, ufficiale pensionato della disciolta Armata italiana, carcerato, rimase convinto di appartenere anch'egli alla Carboneria ed all'altra Unione degl'Illuminati, essendo segretario della Vendita; di piena intelligenza e cooperazione con gli altri soci nei propositi e piani di congiura; d'intervento a piú recezioni settarie seguite nel 1820 e 1821 a Faenza; di direzione nei complotti e conventicole notturne dei faziosi di quella città; urgentemente indiziato di correità nell'omicidio premeditato seguito in odio di partiti a Faenza per fatto di una conventicola armata di faziosi sulla pubblica strada del Corso la sera del 29 decembre 1820 mediante esplosione di piú armi da fuoco, a danno del vetturino Sante Bertazzoli detto Santetto della Posta;
che Vincenzo Succi, negoziante di Faenza, contumace, convinto Carbonaro, di aver dopo gli arresti ed esili del luglio 1821 seguiti a Faenza di piú Carbonari, occupato il grado di Reggente, conservando presso di sé li Statuti, arredi ed Emblemi Carbonici, nel qual grado mantenne continuamente viva l'effervescenza ed il partito, ascrivendo nuovi proseliti alla Sètta; di avere nella qualifica stessa mandato l'omicidio di Francesco Gamberini, figlio del già Gonfaloniere di Castel Bolognese per esser questi in voce presso i settari d'essersi ritirato dalla società; e questo omicidio fu consumato nella anzidetta terra di Castel Bolognese nella casa del medesimo Gamberini, con qualità anche di prodizione, per opera del settario contumace Pietro Barbieri la sera del 2 aprile 1822 mediante esplosione d'arme da fuoco;
che il nominato Pietro Barbieri soprachiamato Civilino di Castel Bolognese, scrittore e musicante, contumace, oltre esser convinto di appartenere alla Sètta, è provato che istigasse non senza effetto piú individui acciocché si ascrivessero alla medesima, che assistesse a varie recezioni, che avesse piena conoscenza e che cooperasse alla congiura, non che di aver mantenuta stretta relazione con i principali settari di Faenza, è rimasto anche gravato in complicità dell'altro settario contumace Marco Pezzi di appensata esplosione notturna d'arme da fuoco per spirito di parte contro il custode carcerario di quella terra Giuseppe Gentilini; è convinto qual autore principale dell'omicidio proditorio di Francesco Gamberini; indiziato anche gravemente di complicità nell'avvelenamento di alcuni biscottini fatti appositamente preparare nel caffè detto della Speranza di Faenza e da lui col mezzo di altro settario propinati all'ucciso la stessa sera poco prima dell'avvenuto omicidio;
che contro Battista Franceschelli detto Carrozza, causidico di Castel Bolognese, carcerato, risulta provata la sua pertinenza alla Sètta degl'Illuminati; di esser con effetto stato causa che altri si ascrivessero alla medesima, assistendo alla loro recezioni; di mantenuta relazione con i principali Carbonari di Faenza e di altri luoghi delle Legazioni; gravato pure di complicità nell'esimizione dalle mani della forza dei carabinieri dei consettarii Giuseppe Budini e Marco Pezzi arrestati nel luglio 1821, e finalmente convinto di correità nel citato omicidio Gamberini essendo risultato dal processo uno dei principali istigatori ed accaloratori del medesimo; gravemente anche indiziato d'aver provveduto una certa quantità d'oppio col quale furono attossicati gl'indicati biscottini che come si è detto furono apprestati all'ucciso;
che Francesco Garaffoni soprachiamato Barchetta di Cesena, contumace, dalla concorrenza di tutte le prove ed indizi cumulati in processo a suo carico, rimase convinto qual autore dell'omicidio, colle gravanti qualità di mandato, avvenuto in odio di parte la sera del primo aprile 1822 a Cesena mediante colpo di stile a danno del cavaliere Don Angelo Bandi, per il qual delitto si rese immediatamente fuggiasco e si mantiene tuttora contumace; indiziato anche gravemente di appartenere alle Società degli Ermolaisti, che esisteva in quella città;
abbiamo perciò condannato e condanniamo i nominati 1. conte Giacomo Laderchi; 2. Onofrio Luigi Zubboli; 3. Gaetano Baldi; 4. Vincenzo Succi; 5. Pietro Barbieri; 6. Battista Franceschelli; 7. Francesco Garaffoni, come rei di alto tradimento o di altri delitti capitali alla pena dell'ULTIMO SUPPLIZIO.
Abbiamo inoltre dichiarato e dichiariamo come convinti settari e gravati di complicità nel delitto di congiura i seguenti individui; ma in vista di una piú o meno diretta ed efficace cooperazione nel medesimo e di una qualche circostanza piú o meno attenuante condanniamo i medesimi, cioè: 8. Pier Maria Caporali del morto Luigi, di Cesena, possidente, confesso di essere stato Visibile nella Sètta dei Carbonari, istitutore dell'altra segreta Società dei Fratelli-artisti e del Dovere, di aver mantenuta una stretta relazione con tutti i principali capi Carbonari delle Legazioni, di essere intervenuto al congresso tenuto a Cesena nell'agosto 1820 dai membri del Comitato centrale per trattare i piani di rivolta; 9. conte Odoardo Fabbri possidente, di Cesena, gravato ancora come uno dei principali autori di libello e calunnia a pregiudizio della giustizia e pubblica estimazione dei primi magistrati della provincia di Forlí, accusando questi, per giovare alla causa di piú detenuti settarii, di avere con false imputazioni a loro carico le politiche misure di arresto del 10 luglio 1821, del qual delitto si rese confesso limpidamente il correo Pietro Magnani di Ravenna, palesando che ad istigazione del prevenuto conte e da lui lusingato della sua mediazione per essere liberato dal carcere, ov'era condannato per titoli di truffa, trascrivesse piú fogli contenenti fatti inventati e calunniosi diretti a dimostrare l'ingiustizia degli arresti e la loro provocazione con dette imputazioni, quali fogli ricevuti dal prevenuto furono da lui diretti alla Segreteria di Stato; ricevimento e direzione nemmeno da esso impugnata, avendo di piú confessato di averli accompagnati al Supremo Dicastero con suo particolare scritto di alcune osservazioni onde fossero da quello vieppiú valutati; confessione rimasta verificata coll'altra del correo Magnani, coll'esistenza negli atti dei detti scritti riconosciuti legalmente ed identificati dagli autori de' medesimi, coll'insussistenza dei fatti in essi fogli contenuti e con altri indizi e legali risultanze, che assicurano della sua colpabilità, anche per questo titolo; 10. dottor Luigi Montallegri del fu Giovanni, di Faenza, medico militare reduce dalle disciolte armate d'Italia, pensionato; 11. Francesco Torricelli del fu Giovanni, possidente, di Meldola, gravato ancora di aver favorito in corrispondenza con settari di estero dominio la fuga dallo Stato di piú soci rei di piú atroci delitti col mezzo di falsi passaporti, uno dei quali venne ad esso perquisito nell'atto del suo arresto; sospetto inoltre di mandato nell'omicidio del suo germano Filippo Torricelli seguito a Meldola la sera 11 marzo 1823; 12. Carlo del fu Matteo Balboni di Faenza, domiciliato a Forlí, ufficiale reduce in pensione; 13. cavalier Sante Montesi di Cesena, ufficiale reduce in pensione; tutti carcerati; alla detenzione in perpetuo in un Forte dello Stato.
14. Ruggero conte Gambi di Ravenna, del vivente Paolo, possidente; 15. Mauro Zamboni del morto Ferrante, possidente, di Cesena; 16. Luigi del fu Cesare Petrucci di Forlí, avvocato, contro del quale non mancano pure negli atti gravi sospetti che all'epoca ch'era egli Reggente della Vendita Carbonica a Forlí venisse da questa ordinato l'omicidio del banchiere Manzoni; 17. Giovanni del fu Domenico Gurioli di Forlí; negoziante, carcerati; 18. Luigi Bassetti di Teodorano, possidente, dimorante a Cesena, contumace; 19. Giovanni del fu Carlo Ghiselli di Forlí, locandiere; 20. Ermenegildo di Luigi Perlini di Cesena, archibugiere; 21. Antonio del fu Alberto Croci di Meldola, avvocato, dimorante a Forlí; 22. Antonio del vivente Pietro Gherardini, detto Buracina, di Ravenna, oste; 23. Girolamo Deny, nativo di Grenoble, in Francia, arruotino, domiciliato a Ravenna, gravato anche di aver provvisto armi, ed arruolati quantità di stili per gli Americani di Ravenna, del qual delitto si rese qualificatamente confesso; 24. Giovanni del vivente Domenico Barduzzi di Brisighella, postiere di lettere, gravato di enormi bestemmie, di sediziosi discorsi contro il Governo ed insultanti sproloqui contro l'Augusta Persona del Capo Visibile della Chiesa; 25. Mariano del vivente Domenico Savini, detto l'Oste delle Chiavi, di Faenza, gravemente sospetto ancora nel già ricordato omicidio del vetturino Sante Bertazzoli; 26. Gaetano conte Benati del fu Domenico, di Bologna, possidente, oltre essere Reggente di una Vendita Carbonica in quella città, gravemente indiziato ancora complice nel ferimento qualificato seguito per opera di alcuni settari nella città suddetta la sera 28 marzo 1821 a danno del cavaliere Giacomo Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni venti.
27. Camillo conte Laderchi del vivente Giacomo, di Faenza, confesso di pertinenza alla Carboneria e Massoneria ed alla Società degli Illuminati, essendo stato di questa ultima anche Maestro, e di relazione e corrispondenza cogli altri settari delle Legazioni; confessione da lui poscia tentata di revocare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, essendo invece questa stata a suo carico verificata dal complesso delle risultanze processuali ed in particolare da piú confessioni di altri correi; 28. Francesco del fu Giovanni Pasotti d'Imola, ufficiale reduce pensionato; 29. Giuseppe Budini del fu Domenico, detto Zampetta, di Castel Bolognese; 30. Sebastiano Montallegri del fu Giovanni, di Faenza, ufficiale reduce in pensione; 51. Domenico del fu Giovanni Garavini, detto Mingone, di Castel Bolognese, fornaro, indiziato ancora di complicità nell'omicidio di Francesco Gamberini suddetto; 32. Andrea del vivente Sebastiano Baroncelli di Faenza, ex gendarme del cessato regime; 33. Teodoro del vivente Domenico Tabanelli, oste e pizzicagnolo, di Faenza; 34. Battista Tabanelli, germano del precedentemente nominato, di Faenza, gravemente ancora sospetto di complicità nell'omicidio del nominato vetturino Bertazzoli; 35. Francesco del vivente Marco Baldassarri, detto Chiccoia, di Faenza, gravemente indiziato ancora di avere accettato da alcuni settari il mandato per uccidere un pubblico funzionario di Castel Bolognese, sospeso poi per fini particolari dal Reggente della Società; 36. Giacomo del fu Domenico Batuzzi di Ravenna, possidente; 37. Giacomo del fu Vincenzo Ravaioli, possidente, di Forlí, maestro di scherma, tutti carcerati; 38. Domenico Profili di Faenza, detto Mingone, caffettiere della Speranza, contumace; alla detenzione come sopra per anni quindici.
39. Antonio Biancucci di Meldola, possidente; 40. Francesco di Giovanni Zoli di Forlí, possidente; 41. Pietro del fu Anacleto Raboni di Casumaro, domiciliato a Bologna; 42. Pier Paolo del fu Giovanni Pasquali di Forlí, medico; 43. Massimino Morosi del vivo Carlo, di S. Laudecio, avvocato: 44. Paolo Perlini del vivente Ermenegildo, di Cesena, pittore; 45. Vincenzo del fu Battista Zoli di Forlí, possidente; 46. Domenico del fu Giuseppe Monti, maniscalco di Faenza: 47. Antonio Carpegiani, sopradetto Faro, del fu Cristoforo, falegname, di Castel Bolognese; 48. Giovanni del fu Domenico Calura di Ravenna, fornaio; 49. Giovanni del vivente Pietro Bandini, detto della Pozza, di Faenza, canepino: 50. Giacomo del fu Girolamo Sangiorgi, sopra chiamato dei Boschi, di Faenza, oste; 51. Bartolomeo del vivente Francesco Venturi di Faenza, mugnaio; 52. Vincenzo del fu Pietro Gamberini di Ravenna, possidente; 53. Giuseppe del fu Francesco Boesmi di Faenza, falegname; 54. Domenico del fu Giovanni Maioli, detto Bargamino, di Ravenna, oste; 55. Gaetano del fu Domenico Mazzesi, detto Babalotto, locandiere, di Ravenna, ambedue questi ultimi gravemente indiziati ancora di doloso confugio ed occultazione alle indagini della Giustizia dell'autore del ferimento del già ricordato cavaliere Giovanni Greppi di Bologna; 56. Lorenzo del fu Matteo Zuccadelli di Ravenna, scavapozzi; 57. Giovanni del fu Domenico Bassi, detto Giuracco, macellaio, di Ravenna; 58. Romualdo del fu Domenico Cavalieri, bottaro, di Ravenna; 59. Giuseppe del fu Lazzaro Magni di Forlí, domiciliato a Bologna, prevenuto ancora di complicità nel ferimento Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni dieci; ordinando che rapporto al Magni per il titolo di complicità nel ferimento sia ritenuto come dimesso col precetto novis vel non novis.