Letti e maturamente ponderati li Processi tutti della presente Causa, inclusivamente agli Atti contumaciali per vari dei Prevenuti prescritti ed eseguiti,

Letto il Ristretto di ciascheduno Imputato sui titoli di Delitto particolarmente a ciascuno di essi imputati,

Esaminate le eccezioni a propria discolpa da essi addotte, ed i documenti per loro parte fattici esibire,

Visti gli Editti di Segreteria di Stato 4 Gennaio 1739, 15 Agosto 1814, 11 detto mese 1815, 10 Agosto 1821 ed i Bandi Generali in osservanza nelle Provincie suddette, non che le Leggi Julia Maiest. e Cornel., ff. de Sicar.,

Avuto riguardo alle Canoniche prescrizioni e consuetudini dei Tribunali dello Stato, nel giudizio di cui si tratta:

RITENUTO che costa pienamente dal Processo l'esistenza della Società Massonica nei Dominii Pontificii, infausto retaggio del cessato Regime, e che varie altre Unioni segrete dalle leggi egualmente proscritte, conosciute sotto la denominazione dei Guelfi, Adelfi, Maestri-Perfetti, Latinisti sin dall'anno 1815 si aggiravano in diversi punti dei Domini medesimi, ma specialmente annidassero in piú città e luoghi delle Legazioni, associando ai vessilli della Rivoluzione alcuni incauti abitanti delle medesime; che a queste Unioni susseguisse poscia quella dei Carbonari, la quale erettasi in grado di Superiorità sulle altre, concentrò a sé i loro piani ed i loro proseliti, e dopo avere attentato nel 1817 alla pubblica tranquillità nelle Marche, dirigendo principalmente le sue operazioni dalle Romagne, attese con ogni studio a propagare le sue massime distruggitrici dell'Ordine, e ad accrescer partito e seguaci in altre città e terre dello Stato colla diramazione dell'altre ad essa subalterne Unioni denominate della Turba, della Siberia, dei Fratelli-Artisti, del Dovere, Difensori della Patria, Figli di Marte, Ermolaisti, Massoni-Riformati, Bersaglieri, Americani, Illuminati, le quali Unioni ebbero principalmente occulta sede nelle quattro città di Cesena, Forlí, Faenza e Ravenna ripartite in Consigli, in Vendite, in Sezioni, in Squadre;

RITENUTO che tutte le suddette Società miravano allo sconvolgimento dell'Ordine Sociale e d'ogni buona Istituzione per sagrificar tutto all'ambizione, alla vendetta, alla rapina, allo spoglio, all'immoralità d'ogni specie ed all'irreligione, e però a questo fine rivolte, e profittando esse dei sconvolgimenti per opera dei Carbonari di Napoli e del Piemonte suscitati nel 1820 e 1821 in quelle due estreme parti d'Italia, impresero ad organizzare una Congiura contro lo Stato, per insorgere quindi all'opportunità in una generale rivolta, valendosi a tal uopo dei mezzi derivanti dalla Carboneria che solo intende al rovesciamento dei Legittimi Governi; che fu difatti questa Congiura portata al conato piú prossimo, mediante gli accordi presi tra i principali Settari Romagnoli, i quali furono il risultamento di piú Congressi tenuti da loro sul declinare del 1820 con principiare dal 1821 a Cesena, a Faenza, a Forlí ed in un Casino di campagna del Conte Ruggero Gambi di Ravenna, e tutto avevano curato di predisporre allo scoppio di una rivolta: avevan essi a tale oggetto fatto ogni studio e diligenza onde aumentare in tutti i luoghi delle Legazioni il numero dei congiurati con frequenti associazioni alle Società d'individui di ogni classe e condizione, che in quelle provincie rapidamente l'una all'altra succedevansi; né si ommise d'imporre tasse pagabili da ciascun settario onde provvedere ai bisogni sociali, e furono designati appositi Cassieri a riscuoterle; erano già stati sedotti vari Impiegati addetti agli Officii del Governo, e piú individui nelle Milizie attive del medesimo avevan prevaricato; le nuove cariche civili, militari ed amministrative eransi assegnate; stampati proclami incendiari; pronunciato sul piano di rivolta; per ben due volte fissato il giorno agli orrori dell'anarchia; avvisati i Settari tutti onde fossero pronti allo scoppiare della Rivoluzione stoltamente progettata e preparata; distribuite loro armi e munizioni in antecedenza apprestate; decretato il rubamento e la manumissione delle pubbliche Casse, l'eccidio delle piú oneste persone, e approntato quant'altro agevolar potesse l'esecuzione dell'immaginata rivolta; e se queste disposizioni non sortirono il loro pieno effetto, ciò fu solo per circostanze del tutto estranee all'intenzioni dei Congiurati, che nello zelo e fedeltà dei buoni Sudditi ben dovettero scorgere un invincibile ostacolo ai pravi loro disegni;

RITENUTO che costa pure che come mezzi preparatorii all'esposto fine, onde alienare lo spirito pubblico dal suo legittimo Governo, piú fogli anonimi periodici insultanti la dignità e giustizia del medesimo, o de' suoi Rappresentanti, si fecero circolare per le Romagne e specialmente nella città di Forlí; che piú tumulti anche con resistenza alla pubblica forza, piú complotti e conventicole di faziosi, piú insulti e minaccie con scritti e fatti, vari ferimenti, omicidi o appensati o proditorii caduti a danno di onesti cittadini si riprodussero in quegli anni malaugurati in piú luoghi delle Legazioni, o in odio di parte o per fatto dei Settari, volti col loro criminoso procedere ad allontanare ogni ostacolo, tentando di sgomentare i buoni con misteriosi delitti nella quasi certezza di rimanere impuniti per lo spavento dei loro pugnali e per le coartate artificiosamente preordinate o prima o dopo il fatto col favore dei loro aderenti; che tutte le cose in fatto, come sopra eseguite e dedotte, oltre i fatti notorii, la pubblica voce ed opinione, le deposizioni testimoniali, l'esistenza di piú corpi di delitto, gl'indizi e legali congetture, sono pure constatate in Processo da piú rivelamenti spontanei di Individui appartenenti alle stesse Segrete Unioni, dall'Impunità di altri di essi e dalle Confessioni in caput prop. d'irreflessibile numero di correi, e tra questi di vari Capi congiurati, giuridicamente negli atti ricevute in diversi luoghi e tempi, ma concordi tra loro e simultaneamente verificate;

RITENUTO poi che il Conte Giacomo Laderchi di Faenza, già Vice-Prefetto sotto il cessato Regime Italico, Carcerato, si è reso in cap. prop. confesso di pertinenza in gradi elevati a piú Sètte, ed in particolare alla Guelfia, alla Massonica ed a quella dei Carbonari; di avere procurato e fatto in effetto eseguire la propagazione delle medesime nelle Legazioni, operando in concorso di altri principali Settari che fosse stabilito a Faenza un Consiglio Guelfo ed una Vendita Carbonica e susseguentemente che si riaprissero anche le Loggie e Templi Massonici; di essere intervenuto e di avere assistito a piú Recezioni massoniche e carboniche, a piú Adunanze e Congressi di congiurati a Faenza nella propria sua abitazione ed in quella dei consettari Giuseppe Benedetti e Carlo Villa, a Cesena nella casa dell'ex ufficiale Sante Montesi e nel Casino di Luigi Bassetti, a Forlí in casa del conte Orselli e di Scipione Casali e nel Casino di campagna del conte Ruggero Gamba di Ravenna per discutere sui piani della rivolta e stabilire il giorno alla esplosione della medesima; di avere assunto il grado di uno dei quattro Membri del cosí detto Consiglio Superiore Carbonico nelle Romagne insieme al nominato conte Orselli, a Vincenzo Gallina di Ravenna, a Mauro Zamboni di Cesena; di essersi mantenuto in stretta relazione con tutti i principali Settari delle Legazioni e con vari altri anche di estero Stato; confessione che in seguito maliziosamente tentò di ritrattare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, rimanendo invece una tal confessione pienamente verificata dal concorso di legali prove, indizi e congetture ed in particolare da piú manifestazioni spontanee di piú Consettari e dall'incolpazione di vari altri di essi ammessi al beneficio dell'Impunità ed infine dalle confessioni in capo proprio di piú correi e capi della Sètta e congiura sostanzialmente verificate;

che Onofrio sedicente Luigi Zuboli nativo di Ravenna, già fornitore carcerario a Bologna, ora domiciliato a Forlí, carcerato, è convinto della stessa pertinenza in grado superiore a piú segrete Società, ma particolarmente alla Carboneria e Massoneria; di avere cooperato alla propagazione in Bologna della prima ed alla riforma della seconda, facendo che si riaprissero anche in quella città i Templi Massonici; di avere tenuto una corrispondenza colle principali Vendite Carboniche delle Romagne e con altri Capi Carbonari delle Legazioni per l'effetto della rivolta; d'intervento a piú Unioni e Congressi con altri Carbonari a Bologna e Forlí per l'effetto stesso; di aver dato accesso e comodo per le riunioni stesse nella propria abitazione; di avere nel tempo della guerra tra i Costituzionali di Napoli e gli Eserciti Imperiali eccitati i Carbonari delle Romagne perché irrompessero in una generale rivolta contro il legittimo Governo, promettendo ai medesimi l'appoggio dei settari bolognesi, dei quali egli spacciavasi alla testa;