Se ne andarono e Dankin rimase solo, solo col corpo di Rosemary. Il signor Queen avrebbe voluto rimanere, ma lo sguardo di Dankin lo aveva scoraggiato.

Ellery non vide Patricia Wright fino al mattino dopo, quando tutti si riunirono nel salotto, dove si era svolta la festa, alle dieci del mattino del primo giorno dell’anno… tutti, eccetto Nora, che giaceva nel suo letto di ragazza nell’altra casa, guardata a vista da Ludie. Il dottor Willoughby l’aveva già visitata quel mattino, e le aveva proibito non solo di lasciare la stanza, ma anche d’alzarsi. Ellery riuscì finalmente a bloccare Pat sotto il portico di casa Haight.

«Prima di entrare» disse rapidamente «vorrei spiegarle…

«Non la biasimo, Ellery.» Pat pareva malata, quasi come Nora. «Poteva anche andar peggio… Poteva capitare a Nora. Per poco non toccava veramente a lei.» La ragazza rabbrividì.

«Mi dispiace per Rosemary» affermò Ellery.

Pat gli lanciò uno sguardo completamente inespressivo. Poi entrò in casa. Ellery indugiò sotto il portico. Era un giorno grigio, come il viso di Rosemary Haight: un giorno grigio e freddo, un giorno che si addiceva alla morte. Un’automobile si fermò al cancello. Ne balzò fuori Frank Lloyd seguito da Lola Wright. I due percorsero insieme il vialetto.

«Come sta Nora?» domandò con ansia la ragazza.

«Ho dato un passaggio a Lola» dichiarò Lloyd, che sembrava respirare a fatica. «Stava salendo a piedi la collina.»

«Lola sapeva già qualcosa?» domandò Pat mentre entrava in casa con Frank.

«No, faceva una passeggiata; almeno così mi ha detto. Nessuno sa ancora niente.»