«Lo sapranno quando il suo giornale sarà messo in vendita» osservò Ellery quasi seccato.
«Lei è un maledetto ficcanaso» gemette Lloyd «ma mi è simpatico. Voglio darle un consiglio: salti sul primo treno e se ne vada.»
«Mi piace star qui» sorrise Ellery. «E poi, perché dovrei partire?»
«Perché questa è una città pericolosa; vedrà che cosa succede quando la notizia sarà risaputa. Tutti coloro che hanno partecipato alla festa di ieri sera saranno infamati.»
«Una coscienza pulita ha delle ottime qualità detersive» ribatté amabilmente il signor Queen.
«Non capisco proprio perché sto qui a perdere il mio tempo con un idiota come lei» dichiarò il giornalista con violenza e si diresse a grandi passi verso il salotto.
«Il veleno» stava dicendo il dottor Willoughby «è triossido di arsenico, o ossido arsenioso, come preferite. Arsenico bianco.»
I presenti erano seduti in semicerchio come spettatori increduli ad una seduta spiritica. Dakin era in piedi vicino al caminetto, e si batteva un rotolo di carta contro i denti falsi.
«Avanti, dottore» invitò. «Che cosa ha trovato d’altro? Fin qui andiamo bene: abbiamo fatto il controllo stanotte nel nostro laboratorio.»
«In medicina lo si usa principalmente come tonico» proseguì il medico con voce impersonale. «La più alta dose terapeutica è di un decimo di grano. Dai residui del cocktail non si può dire nulla; nulla di certo, almeno, ma giudicando dalla rapidità con cui il veleno ha agito, io direi che in quel bicchiere ve ne fossero almeno tre o quattro grani.»