«Grazie mille. Grazie ancora!» esclamò il signor Queen con effusione, senza dar segno d’andarsene. «Arsenico, arsenico» continuò loquace. «Senta un po’: non è di questa roba che si parla sul giornale? Voglio dire, per quell’omicidio? Sa la storia di quella tale che ha bevuto dell’arsenico in casa Wright, la notte dell’ultimo dell’anno?»
«Sì» rispose secco il farmacista, con un’occhiata penetrante a Ellery. Poi voltò le spalle al cliente e prese ad armeggiare tra gli scaffali.
«Mi domando dove sono riusciti a trovarlo» osservò in tono cortese il signor Queen, appoggiandosi al banco. «Non è necessaria la ricetta di un medico per venderlo?»
«Non sempre» ribatté il farmacista con una certa impazienza. «Anche lei non ne ha avuto bisogno in questo momento? Moltissimi preparati commerciali contengono arsenico.»
«Ma se un farmacista vendesse arsenico a una persona senza la dovuta prescrizione…?»
Myron Garback si voltò di scatto.
«I miei registri sono perfettamente in ordine! L’ho detto anche al capo Dakin. L’unica volta in cui il signor Haight può esserselo procurato è stato quando…»
«Quando?» fece eco il signor Queen.
Myron si morse le labbra.
«Mi scusi, signor Smith. Non credo proprio di doverne parlare» disse, e ad un tratto assunse un’espressione sorpresa.