«Vi sta bene, Hosy, Molloy e lei… signora Landesman! Non si vergogna? E lei, brutta vecchia strega ubriaca, sì, dico proprio a lei, Julie Asturio! Finitela, dico! »
«Brava Patty!» gridò un uomo in mezzo alla folla. «Smettetela, gente, venite via, non è il modo di comportarsi!»
Pat si slanciò nel fitto della mischia. In quel momento Buzz Congress, il fattorino della banca, caricò la folla con la forza delle sue spalle poderose. Buzz pesava circa cento chili, e il colpo fu considerevole. La gente si sbandò ed Ellery e Pat riuscirono finalmente a trascinare Jim in banca. Il vecchio John corse loro incontro, ed affrontò la folla coi capelli grigi al vento.
«Andatevene a casa, razza di bestie! Altrimenti vi salto addosso io!»
Qualcuno rise, qualcuno gemette, e poi un poco vergognoso l’assembramento si sciolse ritirandosi lentamente come una marea.
Mentre Ellery aiutava Pat a medicare Jim, vide, oltre le porte a vetri, la silenziosa figura di Frank Lloyd sul marciapiede. C’era una piega amara sulle labbra del giornalista e, quando si accorse che Ellery lo osservava, sorrise come per dire: “Non l’avevo avvertita che questa città era pericolosa?”. Poi s’allontanò lentamente attraverso la piazza.
Pat ed Ellery condussero Jim in automobile alla piccola casa sulla collina. Là trovarono il dottor Willoughby che li aspettava… John aveva telefonato dalla banca.
«Vedo dei brutti graffi, delle larghe contusioni e una ferita profonda al cuoio capelluto del capo, ma starà bene presto» commentò il medico.
«E il signor Smith, zio Milo?» domandò ansiosamente Pat. «Ha l’aria di essersi salvato a stento dalla macina di un mulino!»
«Sto perfettamente bene» protestò Ellery, ma il dottor Willoughby dovette medicare anche lui.