«Chi mi ha colpito?» domandò Jim. Aveva gli occhi vitrei. «La mia testa…»

« Linciamo quello sporco assassino! »

«Chi è quell’altro?»

«Linciamo anche lui!» si urlò.

Ellery si trovò impegnato in una lotta assurda per salvare la propria vita da un gruppo di selvaggi assetati di sangue. Battendosi pensava: “Ecco quel che capita ai ficcanaso. È meglio che me ne vada da questa città, non mi giova molto restarci”. Usando i gomiti, i piedi e a tratti anche i pugni, riuscì a trascinare la folla verso la banca.

«Ricambi i colpi» gridò a Jim. «Si difenda!»

Ma il giovane rimaneva con le braccia penzoloni. Una manica del suo cappotto era sparita, e un rivoletto di sangue gli correva lungo una guancia. Si lasciava colpire, graffiare, prendere a calci. A un tratto, una figurina minuta, che aveva però tutta la forza di una divisione corazzata, assaltò la folla dal marciapiedi.

Ellery ci vedeva ormai a fatica e aveva il naso gonfio.

«Cannibali! Lasciateli stare!» urlò Pat.

«Ahi!»