«Me ne occupo io!» affermò John alzandosi di tavola e dirigendosi verso il salotto.

Il signor Queen fece i gradini a quattro a quattro e andò a svegliare Pat:

«Scenda Pat… ci siamo.»

Tre minuti dopo tornava a pianterreno con la ragazza. Mentre varcavano la soglia del salotto, Dakin stava dicendo:

«Naturalmente, signora Haight, dovremo ricostruire insieme tutta questa storia. Avevo detto al dottor Willoughby di farmi sapere quando lei avrebbe potuto alzarsi…»

«Molto gentile da parte sua» mormorò Nora. Si capiva che era spaventata a morte. Il suo corpo aveva una rigidezza legnosa, gli occhi passavano incessantemente da Dakin a Bradford. Pareva una marionetta mossa da invisibili mani.

«Salve, signor Dakin, non le sembra un po’ presto per una visita di società?» domandò Pat in tono sprezzante.

Carter Bradford la fissò furioso e infelice.

«Non vedo che cosa vi aspettiate da Nora» osservò freddamente John. «Patricia, siediti!»

«Patricia?» mormorò Pat. Suo padre non l’aveva chiamata Patricia da molti anni: da quando l’aveva sculacciata l’ultima volta.