«Sono sicura che è così, Nora» disse Hermy che non rivelò di avere visto proprio in quel momento il viso grigiastro del giovane premuto contro i vetri della camera da letto del villino. «Credo bene!» fece Nora un poco agitata; poi telefonò al cartolaio che le mandasse il più bel cartoncino di S. Valentino che avesse in negozio.
Il cartoncino arrivò, era una cosina graziosa di raso rosa trapunta, orlata di pizzo e adorna di grassi Cupidi rosa, e delle frasi dolci e sentimentali che usavano spedirsi gli innamorati il giorno di S. Valentino.
Nora scrisse la busta febbrilmente e mandò fuori Ellery a infilarla nella cassetta delle lettere della casa vicina.
Nella posta del venerdì mattina, non c’era nessun cartoncino di S. Valentino per Nora.
«Vado da lui» dichiarò Nora fermamente. «Sta comportandosi come uno sciocco. Mette il broncio perché crede che tutto il mondo sia contro di lui. Voglio andare…»
Ludie entrò trepida e spaurita mormorando:
«C’è qui il capo Dakin col signor Bradford, signora Hermy.»
«Dakin!» Hermy divenne pallidissima. «Per me, Ludie?»
«Il signor capo dice che vuol vedere la signora Nora.»
«Vuol vedere me?» domandò Nora con voce tremante.