Ellery intervenne, scherzosamente.
«Pat, non aveva detto di dover fare qualche commissione altrove? Vorrei parlare con Jim in privato.»
Pat voltò il viso pallido verso Ellery, e mormorò qualche cosa, poi sorrise debolmente al cognato e scappò fuori. L’ufficiale di servizio chiuse di nuovo la porta. Ellery posò gli occhi su Jim, che stava studiando il nudo pavimento della sua cella.
«Il difensore vuole che parli» borbottò Jim all’improvviso.
«E perché no, Jim?»
«Che cosa potrei dire?»
Ellery gli offrì una sigaretta. Jim la prese, ma quando l’investigatore gli porse un fiammifero acceso, il prigioniero scosse il capo e lentamente fece in pezzi la sigaretta.
«Potrebbe dire» mormorò Ellery tra una boccata di fumo e l’altra «potrebbe dire ad esempio di non aver scritto quelle lettere, di non aver sottolineato quel paragrafo sull’arsenico.»
Per un momento le dita di Jim smisero di tormentare la sigaretta. Le sue labbra senza colore si strinsero in una smorfia che era quasi un sorriso d’ironia.
Jim alzò gli occhi, poi distolse lo sguardo.