«Vede, mi sarebbe bastato un attimo per scivolare in dispensa e versare l’arsenico in uno di quei bicchieri…»

Nell’aula scoppiò il finimondo; il signor Queen si guardò attorno con un sorriso benigno. Al di sopra delle grida, del clamore dei giornalisti, e dei colpi furiosi della mazzetta del giudice Newbold, Carter Bradford ruggì con voce trionfante:

«Ebbene, Smith, ha avvelenato lei quel cocktail?»

Si udì la voce del giudice Martin esclamare debolmente: «Mi oppongo», poi il signor Queen osservò in tono correttissimo:

«Dal punto di vista costituzionale…»

L’aula si trasformò in una torre di Babele, il giudice ruppe la mazzetta in due e urlò all’usciere di sgombrare quella “maledetta aula”, poi corse a ritirarsi nei suoi appartamenti ove rimase fino al mattino seguente applicandosi, si presume, delle compresse d’aceto sulla fronte.

III

La singolare richiesta di Patricia Wright

La mattina seguente diversi cambiamenti si erano verificati. L’attenzione di Wrightsville si era spostata da Jim Haight a Ellery Smith.

Il giornale di Frank Lloyd uscì in edizione straordinaria e riferì la sensazionale testimonianza di Ellery Queen. L’editoriale diceva tra l’altro: “La bomba fatta scoppiare ieri dal signor Smith ha fatto cilecca. Quest’uomo non può essere colpevole. Smith non ha nessun movente. Prima di venire a Wrightsville non conosceva Nora, Jim Haight e nessun altro della famiglia Wright. Non ha avuto praticamente nessun contatto con la signora Haight e tanto meno con Rosemary Haight. Questo suo gesto donchisciottesco non significa assolutamente nulla. E inoltre, anche ammesso che Smith potesse veramente essere stata l’unica persona a parte Jim Haight ad avere la possibilità di avvelenare i cocktail, non avrebbe potuto essere assolutamente certo, contrariamente a Jim, che la bevanda fatale finisse nelle mani di Nora. Né il signor Smith avrebbe potuto scrivere le lettere, che sono scritte, senza ombra di dubbio, dalle mani di Jim. Wrightsville e la giuria possono solo concludere che quello che è accaduto ieri è stato o un gesto disperato di amicizia oppure una cinica ricerca di pubblicità da parte di uno scrittore che ha fatto di Wrightsville la sua cavia.”