Il giurato numero sette

«Sarà quel che Dio vorrà» mormorò Eli Martin al signor Queen in tribunale, il lunedì mattina, mentre aspettavano l’ingresso del giudice Newbold.

«Vale a dire?» domandò Ellery.

«Vale a dire» sospirò l’avvocato «che, a meno di un intervento miracoloso, il genero del mio amico è fritto. Mamma mia, che disastro di processo! Non mi è mai capitato niente di simile. Nessuno vuol dirmi niente: l’accusato, la Roberts, la famiglia; nemmeno quella scimmietta di Patricia ha voluto parlare con me…»

«Patty…» mormorò pensosamente Ellery.

«Pat vuole che la chiami a testimoniare, ed io non so nemmeno perché! Questa non è legge: è pura follia.»

«È uscita sabato sera con un’aria molto misteriosa» mormorò Ellery. «Ieri è uscita di nuovo, e tutte e due le volte è rientrata molto tardi. E aveva bevuto, anche.»

«Quasi dimenticavo che lei è un investigatore. Come l’ha scoperto, Queen?»

«L’ho baciata.»

Il giudice Martin trasalì.