Pochi minuti dopo, il giudice Newbold rientrò in aula, e con voce fredda e irritata annunziò che il processo veniva rimandato a nuovo ruolo.

V

Pasqua: il dono di Nora

La corte di giornalisti forestieri si ritirò, ripromettendosi di tornare per il nuovo processo, ma Wrightsville chiacchierò, spettegolò, malignò, finché perfino le orecchie del piccolo Budda di porcellana sulla toeletta di Pat fischiarono.

Bill Ketcham, per qualche curiosa ragione, divenne invece l’eroe della città.

Nora crollò improvvisamente. La domenica di Pasqua, proprio mentre la famiglia Wright ritornava dalla chiesa, si udirono delle strane risate provenire dalla sua camera da letto. Pat, che stava pettinandosi nella stanza accanto, allarmata dal suono curioso e innaturale delle risa di Nora, corse da lei e la trovò che si rotolava sul pavimento ridendo irrefrenabilmente, mentre il suo viso passava dal rosso porpora a un giallo grigiastro. Nei suoi occhi ardeva un’espressione cupa e selvaggia.

Fu chiamato il dottor Willoughby, che rimase in camera di Nora per un quarto d’ora. Quando uscì, disse con voce roca:

«Bisogna portarla all’ospedale. Provvedo io a tutto.»

Hermy si afferrò al braccio di John; Lola e Pat si strinsero l’una all’altra, ma nessuno riuscì a parlare.

Nell’ospedale di Wrightsville vi era poco personale, essendo il giorno di Pasqua e non vi erano camere private, ma il dottor Willoughby aveva fatto isolare un lettino con dei paraventi, e qui aveva messo Nora.