«Moltissimo. Lei assomiglia a sua sorella Patricia… ha anche lo stesso fascino.»
«Con la differenza che Patricia è giovane, mentre in me la fiamma si sta affievolendo. Senta, signor Smith: non so perché sia venuto a Wrightsville, ma se farà amicizia con i miei familiari, ne sentirà molte sul conto della piccola Lola. A me non importa nulla di ciò che Wrightsville pensa di me, ma per un forestiero… la cosa cambia. Mi è rimasto un residuo di vanità.»
«La sua famiglia non mi ha ancora parlato di lei.»
«No?» Lola rise di nuovo. «Questa sera mi sento in vena di confidenze. Le diranno che bevo. È vero. Ho imparato a bere da… lasciamo andare. Le diranno pure che frequento i ritrovi più malfamati della città e, quel ch’è peggio, li frequento sola. Pensi un po’! Mi giudicano troppo spregiudicata. In realtà, faccio quel che mi pare, e tutti gli avvoltoi della buona società mi dilaniano con i loro artigli.»
Fece una pausa.
«Vuole bere qualcosa?» domandò Ellery.
«Ancora no. Non biasimo mia madre. Ha le idee ristrette come le altre signore di Wrightsville. Si preoccupa soltanto della propria posizione sociale. Tuttavia, se mi comportassi secondo le sue regole, mi accoglierebbe di nuovo. Il coraggio non le manca, lo riconosco. Ma non sono disposta ad assoggettarmi. La mia vita mi appartiene, e non tollero limitazioni! Mi spiego?» Rise ancora. «Avanti, mi dica che ha capito!»
«Ho capito» mormorò Ellery.
«Ora forse comincio ad annoiarla. Buona sera.»
«Vorrei rivederla.»