«Povero Jim» mormorò Pat.

«Voglio parlare con voi due» disse il signor Queen.

Era tardi e non c’era tempo da perdere. Le ultime ore erano state un incubo. Hermione aveva sorpreso la conversazione e alla notizia della morte di Jim era crollata. Al funerale della figlia il coraggio non l’aveva abbandonata, ma la fine del genero l’aveva trovata indifesa. Aveva perso il controllo e il dottor Willoughby aveva lavorato ore e ore per riuscire a farla dormire. John non era certo stato meglio: improvvisamente aveva cominciato a tremare come una foglia e il medico se n’era accorto. L’aveva mandato immediatamente a letto, con Lola ad assisterlo. Ora finalmente i due coniugi dormivano. Il dottor Willoughby era tornato a casa sfinito.

«Voglio parlare con voi due» ripeté il signor Queen. Pat era rimasta in silenzio sotto il portico ad aspettare che Carter Bradford uscisse per tornare a casa. Ed ora finalmente il giovane era arrivato.

«Non credo che possa dirmi nulla che io desideri udire» brontolò Carter con voce roca e fece per andarsene.

«Ellery, non…» esclamò Pat afferrandogli una mano.

«Devo parlarvi. Questo ragazzo crede d’essere un martire, lei Pat pensa di essere l’eroina di qualche tragedia di Byron. Entrambi siete due stupidi e questa è la verità.»

«Buona notte!» esclamò Carter Bradford.

«Aspetti un momento, Bradford. Abbiamo tutti passato momenti terribili e questa è stata una giornata particolarmente penosa. Ed io sto per lasciare Wrightsville.»

«Ellery!» gemette Pat.