«Sono stato io a chiedere a Queen di ritornare a Wrightsville» spiegò Cart aggressivamente. «Lui mi aveva detto che… Pat, io ho tentato tante volte di vederti, ho cercato di farti capire che dovevamo cancellare il passato, che ti voglio bene, che te ne vorrò sempre e che sarei felice se tu acconsentissi…»
«Non parliamone più» ribatté Pat con forza.
La ragazza cominciò a cincischiare l’orlo della tovaglia. Arrivarono le bibite e i tre si sedettero a bere in silenzio senza guardarsi in viso.
Dietro il banco Gus Olensen leggeva attentamente una copia del giornale di Frank Lloyd e non badava assolutamente a loro.
«Pat» fece il signor Queen «io sono tornato qui oggi, per dire a lei e a Cart chi era realmente responsabile del delitto di cui Jim Haight era stato accusato.»
«Oh!» fece Pat sospirando profondamente.
Il signor Queen proseguì: «Nella sala d’aspetto dell’ospedale il giorno in cui Nora morì, lei mi disse una cosa, un fatto insignificante. È stato come gettare un seme… ora nella mia mente è nato un albero altissimo».
«Allora non era stato Jim, dopo tutto…» sospirò Pat. «Ellery, no, non voglio saperlo!»
«Sì» disse Ellery gentilmente. «È questo mistero che divide lei e Cart. E questo interrogativo che vi perseguiterà tutta la vita. Ed io vorrei poterlo cancellare e mettere al suo posto un bel punto fermo. Allora il capitolo sarà chiuso e voi due potrete guardarvi negli occhi con una nuova fede.» Sorseggiò il suo liquore. «Lo spero, almeno!»
«Lo spera?» borbottò Carter.