«Possiamo fare benissimo da noi, grazie mille» mormorò il signor Queen. «Ma forse sarebbe bene che ci portasse una buona dose di cognac.»
«Ma se ha bevuto troppo…» cominciò Gus perplesso. «Be’, fate come volete.»
Trasportarono Pat, che aveva gli occhi vitrei e fissi, sul divano di pelle della saletta riservata di Gus. Il barista arrivò subito, con un enorme bicchiere di cognac e Carter Bradford costrinse la ragazza a bere. Pat soffocava, tossiva, il liquore le andò di traverso e gli occhi le lagrimarono, ma finalmente riuscì a inghiottire qualche goccia, e si appoggiò all’indietro contro lo schienale con il viso rivolto verso il muro.
«Sta già meglio» disse con tono rassicurante il signor Queen «grazie Gus. Ci occuperemo noi ora della signorina Wright.»
Pat sedeva immobile. Carter imbarazzato rimase in piedi accanto a lei, poi si sedette e le prese una mano. Ellery allora si alzò e andò all’altro capo della stanza dove si fermò ad ammirare il tradizionale cartellone pubblicitario della birra Block.
Per lungo tempo non si udì alcun suono. Finalmente Pat chiamò: «Ellery».
Il signor Queen si voltò. Pat si era messa a sedere e teneva, tra le sue, entrambe le mani di Carter Bradford, come se fosse il giovane ad avere bisogno di consolazione. L’investigatore capì che in quei pochi minuti di silenzio era stata combattuta e vinta una grande battaglia.
«Voglio sapere il resto» comandò Pat con voce ferma, guardandolo fisso negli occhi. «Avanti Ellery, il resto.»
«Non fa grande differenza ormai, Patty cara» borbottò Cart. «Lo sai benissimo.»
«Lo so, Cart.»